mercoledì 15 luglio 2020

L'infinito "mutevole" di Francesca Gabriele


a cura di
Silvia Ferrara


Una citazione di un famoso giornalista e scrittore britannico, Walter Bagehot a mio parere descrive uno dei molti aspetti che caratterizzano la brava Francesca Gabriele: “Uno dei grandi aspetti della natura umana è la bellezza di un’idea Nuova”. Questo è un importante quid che contraddistingue la pittrice Francesca Gabriele e pone in risalto come il suo cammino artistico abbia creato recentemente la ricerca di un’ “aura singolare e dorata”, colma di solari tavolozze cromatiche.
Nel corso degli anni e delle sue esperienze artistiche, Francesca Gabriele ha espresso il desiderio di un’intensa libertà pittorica in bilico tra soggetti più figurativi e un mondo più astratto.
In un percorso più recente, ciò che Francesca ha desiderato porre in risalto è un’immagine che richiama una forte Spiritualità Intellettuale che può ricordare un primordiale Braque. Secondo me c’è un’opera di Braque dal titolo “Quotidien, violino e pipa” del 1913 che potrebbe avvicinarsi un po’ all’arte di Francesca Gabriele, non per la scelta dei soggetti ma per la comune ricerca di una dimensione ove il proprio “io”è Libero e si proietta in una sorta di emancipazione da una composizione precostituita, verso un’orbita immateriale.
Un aspetto sempre molto presente nelle preziose opere di Francesca Gabriele è la ricerca di un linguaggio coloristico importante ove ogni tocco è sapientemente creato ponendo in evidenza un’energia intensa e ritmica  che spianano e catturano anche un pubblico distratto. La sua sensibilità cromatica alterna delicatezza e forza e si dà una notevole importanza anche alla Luce che è presente in un tardivo Kandinsky.
In una delle sue ultime opere Francesca Gabriele sottolinea l’importanza dell’ “impatto visivo” coloristico che crea forme appena abbozzate ma infinitamente in evoluzione e mutevoli.




    
                                     Titolo: Fugaci Sentimenti, Misure:40x50, Acrilico su tela

martedì 3 marzo 2020

Tra i tocchi espressivi di Carla Bronzino


Un’intensa sostanza emotiva

A cura di Silvia Ferrara


Il mondo espressivo di Carla Bronzino non si riflette ad una “mera descrittività” ma è fortemente comunicativo e sono presenti stati emozionali colmi di virtuosismi; è dunque evidente  una sorta di sostanza interiore ed emotiva che avvolge con naturalezza e spontaneità ogni opera della pittrice. 
La mera tecnica è talvolta tralasciata per dare spazio alla creazione di composizioni pittoriche che si dirigono verso racconti dell’anima. Non c’è però solo la presenza di un luogo “interiore” ma la pittura di Carla Bronzino si dirige oltre ove nascono molteplici significati artistici alla ricerca di un “dinamismo immaginario”. 
Carla Bronzino nasce a Torino, vive e lavora a Grugliasco: frequenta con ottimo esito la Scuola Libera del Nudo presso l’Accademia Albertina ed ha seguito i preziosi insegnamenti del maestro Sergio Albano. Il suo cammino pittorico è ricco di partecipazioni ad importanti esposizioni sia collettive che personali tra le quali annovero il Piemonte Artistico Culturale e la Società Promotrice di Belle Arti. Tra le più recenti desidero ricordare l’esposizione collettiva “Gli Angoli del Cerchio” nel 2018 presso il Circolo degli Artisti che ho avuto la fortuna ed occasione di curare. 
Ciò che colpisce guardando le opere della Bronzino è un’Energia Strutturale imponente che attraverso un’intensa contemporaneità cromatica regala al fruitore il desiderio di interiorizzare un personale linguaggio espressivo. 
A tal proposito desidero citare un aforisma del noto scrittore e poeta Victor Hugo che a mio parere descrive il sentimento che si prova guardando le sue opere d’arte: “C’è uno spettacolo più grandioso del mare, ed è il cielo, c’è uno spettacolo più grandioso del cielo ed è l’interno dell’Animo”. 

Per conoscerci ancora di più desidero porti alcune domande: 

1: “Alcune tue opere, mostrano con energia un “Fluire” incessante di emozioni che ricorda un pò il periodo post-impressionista per dirigersi di certo verso tocchi più contemporanei. Intravedi ciò e sei concorde con me a proposito di tale tuo cammino pittorico e se Si come commenti?”

R: “Bella domanda! Penso di sì, nel senso che mi veniva spontanea un’interpretazione più personale della realtà, meno fedele alla riproduzione fotografica, poi via via , conoscendo altre realtà, vedendo mostre, facendo esperimenti di tecniche diverse , spero di aver sviluppato una mia personalità, anche se credo di essere sempre alla ricerca di un cambiamento, di un’evoluzione, cosa che è anche coerente agli accadimenti della vita, alle esperienze che attraversiamo. Vorrei continuare ad imparare nuove tecniche, nuovi linguaggi”  



2: La tua capacità artistica richiama un’espressione di frequente paesaggistica che predilige atmosfere vibranti alla ricerca di una singolare “aura autentica”. Quale valenza dai al paesaggio e quali particolari inserisci in ogni scorcio di Natura? 

R: “Nel corso degli anni la scelta dei miei soggetti ha sempre oscillato tra la figura e il paesaggio.  Mi attirano i luoghi un pò trascurati, misteriosi, dove l’intervento umano c’è stato , ma in tempi lontani, ed ha lasciato una capanna incompiuta, una croce, un mucchio di rami accatastati.
Ho anche subito il fascino delle tombe etrusche, sparse nella campagna, tra sperpaglie bruciate dal sole, o cumuli di foglie secche, che nascondono un altrove sotterraneo che non si sa dove conduca...”



3: Quanto ha influito sul tuo cammino pittorico  l’insegnamento di Sergio Albano e quanto invece ti sei allontanata dai suoi precetti per creare un linguaggio artistico personale in armonia con il proprio animo?


R: “Tantissimo.  Prima di conoscere Sergio non avevo alcuna nozione di tecniche pittoriche , se non quelle apprese nell'ora di educazione artistica dell'istituto magistrale. 
Con Sergio mi si è aperto un orizzonte nuovo. Ho iniziato a copiare dal vero, ad osservare le cose, a racchiudere ciò che copiavo in forme geometriche, a comporre i colori, insomma tutto.
Andavamo a vedere le mostre, a dipingere en plein air, a copiare in studio la modella.
Sergio non ha mai influenzato i suoi allievi,li lasciava estremamente liberi, ma la sua personalità era tale che non potevamo impedire che i nostri lavori ne contenessero una traccia.
Poi è stato inevitabile staccarsi dalla sua presenza, anche perchè, come donna la scelta del miei soggetti era più consona al mio vissuto.
 Ma ancora oggi più vado avanti nel tempo, più cerco di ricordare i suoi insegnamenti ed avendo avuto sempre l'abitudine di fargli vedere il lavoro finito per sentire il suo parere,mi mancano tantissimo la sua critica,
 la sua analisi, i consigli, anche se poi facevo spesso a modo mio”.



4: Se ti dico Hic et Nunc che rimanda ad una locuzione latina ove il momento presente acquista una notevole valenza, come commenti a tal proposito, ovvero consideri la tua arte più gestuale e fulminea o riflessiva tendente a tocchi in bilico tra la figura e il paesaggio?

R: “Direi che mi considero un po’ in bilico tra questi due aspetti: la scelta dei soggetti è la conseguenza di un impulso immediato e la mia pennellata è molto gestuale, cosa che però non avviene nei disegni, dove le campiture sono un po’ una sorta di meditazione che mi distoglie completamente dalla realtà.
Anche la costruzione della composizione pittorica non è del tutto “fulminea” ci sono regole ben precise perché l’opera abbia un senso.
Diciamo che è come costruire una struttura solida dove poi lascio completamente libertà alla gestualità della pennellata.”

5: Riguardo la tua biografia artistica, c’è qualche accadimento che ti ha fatto seguire un cammino pittorico anzichè un altro?

R: “L’incontro ed essere stata un’allieva di  Sergio Albano è stato molto importante anche se lui lasciava molto liberi e permetteva di creare così un personale cammino pittorico. Ho seguito anche altre lezioni per approfondire l’ambito dell’illustrazione ed ho appreso altre tecniche: tuttavia la presenza di Albano mi ha aiutata e guidata.


6: A proposito di tale aforisma del Dalai Lama, cosa ne pensi... : “Ci sono due giorni all’anno in cui non puoi fare niente, uno si chiama ieri e l’altro si chiama domani perciò oggi è il giorno giusto per credere, amare, fare e vivere”. Come commenti attenendoti al mondo artistico?
R: “Sono completamente d’accordo perchè non puoi fare progetti se non hai qualcosa su cui applicarti al momento, e non bisogna vivere di rimpianti: se non mi applico e non mi alleno ad esempio (parlo anche dell’ambito pittorico) mi sembra di perdere parecchio.  L’Oggi come dice il Dalai Lama è fondamentale”.

7: C’è una singola opera o più opere che descrivono un tuo stato emozionale?”
R “ Ho dipinto differenti paesaggi, molte figure femminili; c’è un’opera in particolare in cui è rappresentata un po’ di solitudine e comunque un soggetto in stato meditativo. I quadri ai quali sono più legata sono appunto quelli dove compare la donna e il suo rapporto ad esempio con la femminilità. L’importanza della donna è anche sottolineata dal suo modo di pensare, avvertire determinate emozioni, come il diventare Donna, il senso della vita, del confronto con sé. Cito per esempio l’opera dal titolo “Nuraghe” inteso come sotterraneo dentro il quale ci si aggira, una sorta di viaggio dentro l’animo”. 


8: C’è una frase che mi piace molto di William Shakeaspeare che riguarda la tematica del Sogno, proprio questa di frequente trattata dagli artisti: “Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni e nel tempo di un sogno è racchiusa la nostra breve vita”. Quale legame sussiste tra la tua arte e il sogno?

R: “Rispetto all’ esistenza e alla brevità della vita, ciò che rimane è ciò che abbiamo fatto, e riguardo al sogno sono molte le interpretazioni; c’è chi sostiene che nel sogno viviamo una dimensione parallela. Il confine dunque tra sogno e realtà è molto labile e quindi credo che ci sia un tipo di pittura in cui si pone in evidenza il nostro inconscio: da un punto iniziale si viene condotti su un cammino dove si richiama un mondo fantastico. Cito per esempio “La donna con puma” che richiama un mio sogno, ho proprio avvertito graffiare dietro la porta. E non solo. Condivido dunque appieno questa frase per la labilità del tutto”. 

Opere: 
                            
                                     "Arrivo o partenza", cm 60x70, acrilici su tavola


                                  "Brune comme les nuits", cm 60x60, acrilici su tavola



                                            "Il sogno del puma", cm 100x100, acrilici su tavola



                                                                "Il Tucano", cm 60x60, acrilici su tavola

lunedì 3 febbraio 2020

Il pensiero iconico di Carla Bronzino


Un' intensa sostanza emotiva 

A cura di Silvia Ferrara



Il mondo espressivo di Carla Bronzino non si riflette ad una “mera descrittività” ma è fortemente comunicativo e sono presenti stati emozionali colmi di virtuosismi; è dunque evidente  una sorta di sostanza interiore ed emotiva che avvolge con naturalezza e spontaneità ogni opera della pittrice.
La mera tecnica è talvolta tralasciata per dare spazio alla creazione di composizioni pittoriche che si dirigono verso racconti dell’anima. Non c’è però solo la presenza di un luogo “interiore” ma la pittura di Carla Bronzino si dirige oltre ove nascono molteplici significati artistici alla ricerca di un “dinamismo immaginario”.
Carla Bronzino nasce a Torino, vive e lavora a Grugliasco: frequenta con ottimo esito la Scuola Libera del Nudo presso l’Accademia Albertina ed ha seguito i preziosi insegnamenti del maestro Sergio Albano. Il suo cammino pittorico è ricco di partecipazioni ad importanti esposizioni sia collettive che personali tra le quali annovero il Piemonte Artistico Culturale e la Società Promotrice di Belle Arti. Tra le più recenti desidero ricordare l’esposizione collettiva “Gli Angoli del Cerchio” nel 2018 presso il Circolo degli Artisti che ho avuto la fortuna ed occasione di curare.
Ciò che colpisce guardando le opere della Bronzino è un’Energia Strutturale imponente che attraverso un’intensa contemporaneità cromatica regala al fruitore il desiderio di interiorizzare un personale linguaggio espressivo.
A tal proposito desidero citare un aforisma del noto scrittore e poeta Victor Hugo che a mio parere descrive il sentimento che si prova guardando le sue opere d’arte: “C’è uno spettacolo più grandioso del mare, ed è il cielo, c’è uno spettacolo più grandioso del cielo ed è l’interno dell’Animo”.

giovedì 31 ottobre 2019

La raffinata e seducente moda di Lisa Loren


Mercoledì 23 ottobre '19 presso la  sala biblioteca de il Circolo dei Lettori in via Bogino 9 a Torino è stata presentato dal dott. Alessio Stefanoni un evento dedicato alla Moda anzi preferisco sottolineare ove 
l’Arte e la Moda s’incontrano”: la protagonista di tale serata, la raffinata ed eclettica Elizaveta Velikanova ha mostrato come proprio la moda non rappresenti solo un momento in cui siamo spettatori di un evento ma l’Attimo in cui vediamo nascere un modo di pensare, un concetto legato, al quotidiano, alla società. Tutto ciò crea un naturale filrouge con l’universo degli abiti, degli accessori (borse) che ogni giorno arricchiscono la nostra Vanità. 
Una nota frase della famosa Coco Chanel descrive con completezza ciò che intendiamo quando parliamo di moda: “La moda non è qualcosa che esiste solo negli abiti, è nel cielo, nella strada, ha a che fare con le idee, il nostro modo di vivere, che cosa sta accadendo”. Tutto ciò lo ritroviamo  nell’animo così spirituale e seducente della Velikanova: ho avuto il piacere e l’onore di presentare recentemente una sua personale di pittura (e non solo)  e ho capito come il suo desiderio più grande fosse di immergere la parte più nascosta di sé nella figurazione certo ma anche nei Colori. Ricordo a tal proposito la citazione del famoso Kahil Gibran : “Lasciami immergere l’Anima nei colori, lasciami ingoiare i colori e bere l’arcobaleno”.
Il colore dunque è fonte di energia e di Luce e caratterizza un po’ l’arte in genere dell’artista. Elizaveta Velikanova nasce a San Pietroburgo e dopo aver frequentato studi artistici e aver ottenuto la Laurea in Storia dell’Arte, dapprima si occupa di importanti progetti come Interior designer in Russia,successivamente nel 2012 si trasferisce in Italia e qui la sua creatività esplode, si manifesta in toto e la sua è una ricercatezza personale che le ha permesso di creare capi d’abbigliamento, accessori pregiati come Borse dipinte a mano in particolare dando risalto alla figurazione della Donna. Questo è un aspetto importante perché ci fa capire anche come la donna abbia avuto nel corso degli anni un’evoluzione tale da porre in risalto una sorta di discorso artistico da un lato più tradizionale, dall’altro di grande rinnovamento.  La collezione che viene presentata questa sera si intitola “Brillare” ,  è dedicata come anzidetto alla Donna e richiama vari aspetti che la vedono protagonista e a tal punto desidero porre in evidenza come proprio Lei sia stato un importante simbolo nella società: anticamente era associata alla fecondità e alla Natura, non solo, era considerata un importante simbolo di maternità e procreazione. Ovviamente parlando a tal proposito, nel corso delle vicende nella storia dell’Arte, si potrebbero raccontare molti fatti storici ma quella che cito tra la figure più note è di certo la “donna klimtiana”, una musa dalla pelle bianca, la chioma corvina e ramata, rosso sorriso ambiguo mentre l’oro dappertutto: la carne, gli sfondi, i colori.”. Questa descrizione sembra appartenere alla donna rappresentate questa sera dalla Velikanova, una figura forte, eterea, ma assolutamente contemporanea che afferma la sua imponente personalità.Desidero dedicare a tale evento qualche riga di poesia.

“Una spina nel cuore”
di Silvia Ferrara
Dolce, eterea, donna opulenta,
padrona del paradiso,
sei una “goccia d’infinito”
sempre in lotta per l’emancipazione.
Proprio così,
ancora oggi.
Rimane uno scheletro nel cuore
che grida forza,
vendetta,
e il tuo animo rimane lì
talvolta a piangere
a volte sei meravigliata.
Infine volgi il tuo sguardo verso i tuoi figli,
diventi Infinita,
immensa come il mondo,
come la Madre Terra,
come un dolce suono d’amore. 

                               







venerdì 18 ottobre 2019

Un continuo catarsi di emozioni


I mondi rappresentativi di Emilia Alberganti

A cura di Silvia Ferrara

Il cammino pittorico di Emilia Alberganti dona al pubblico la consapevolezza di percepire una personale “sensorialità” che crea un importante passaggio, ossia il desiderio di “osservare” e non soffermarsi al primo sguardo dell’opera: se riflettiamo su tale aspetto, vediamo nascere una sorta di “coscienza passionale” che pone in evidenza un’interiorità dirompente dell’artista. L’espressività così intensa dell’Alberganti fa capire come l’arte sia stata da sempre parte della sua vita.
Emilia Alberganti nasce ad Omegna, nella provincia del Verbano-Cusio- Ossola e fin da giovane ecco emergere la sua grande passione per l’arte e la pittura. Frequenta con ottimi risultati gli studi artistici, accademici, per apprendere le molte tecniche di disegno, di pittura ed anche l’acquarello: talvolta s’ispira a grandi maestri del passato e fra questi cito Caravaggio, Cèzanne, Veermer. Dunque il percorso pittorico intrapreso dall’Alberganti traccia alcuni riferimenti che richiamano la pittura in parte più tradizionale ma non solo, ecco d’improvviso nascere un universo artistico ove si sovrappongono differenti “mondi rappresentativi”, luminosi e chiaramente evocativi.
Nelle opere riecheggiano molti suoi cambiamenti di vita che sono fonte d’ispirazione di ogni singolo gesto pittorico: come anzidetto Caravaggio rappresenta per la pittrice un’importante figura che le ha trasmesso il desiderio di una composizione artistica rappresentativa, ove l’Io viene proiettato, talvolta reinterpretato per plasmarsi in una vorticorsa molteplicità di emozioni. Un’emozionante espressione sull’arte di Caravaggio esprime appieno il mondo artistico di Alberganti : “I volti sono illuminati, i dettagli emergono dal buio con tale arcana chiarezza da poter essere visione. Guardare i quadri di Caravaggio è come guardare il mondo alla luce di un fulmine”. (Andrew Graham Dixon). 





Emilia Alberganti, desidero conoscerla ancora di più e vorrei porle alcune domande:

1: Mi sembra naturale e spontaneo il suo desiderio di esprimere un “processo cognitivo” che si avvicina secondo alcuni aspetti al realismo e talvolta al neomanierismo. Mi riferisco ad una imponente creazione di un “linguaggio” personale che stupisce. Come commenta a tal riguardo?

R: Il mio linguaggio è stato definito accademico, realista e non solo ma semplicemente è nato da emozioni che albergano nella mia anima, è un fatto catartico e tutto ciò mi ha portato a voler vedere in prima persona nelle mie opere ciò che ha bisogno di essere liberato: la mia visione non può essere altro che figurativa.






2: Abbiamo notato nel suo verbo artistico molte importanti evoluzioni e dapprima uno spirito più realistico e accademico e successivamente è nata un” ‘estetica cromatica” che volge verso un’innovativa e intensa contemporaneità: tra le opere più recenti “La speranza” raffigura una simbolica fiamma che manifesta un microcosmo  sinergico e complementare. Oltre l’immediata simbologia sussiste il desiderio di mostrare una sfaccettatura secondo la rosa interiore  freudiana. Cosa ne pensa?

R: In effetti nell’opera “La Speranza”, ho voluto inserire la cromaticità della candela ma per un fatto del tutto personale e non per un’evoluzione artistica: in quel momento in cui operavo oltre naturalmente al messaggio che racchiude quest’opera molto importante, nasceva un modo per capire se riuscivo nuovamente ad approcciarmi con il colore che ultimamente ho abbandonato e posso affermare che ho fatto fatico solo per una mia riflessione interiore.






3: Il “luogo”cromatico dell’Alberganti pare plasmarsi in modo tale da creare espressioni coloristiche di certo figurative ma non tradizionali, al limite di un simbolismo che definisco concettuale . Nascono così opere molto intense come “Risollevarsi” , un profilo di donna ove i tratti eseguiti con raffinatezza rimandano ad uno spirito vigoroso che traccia un linguaggio cosmico: come commenta a tal riguardo?


R: La mia pittura vuole essere a volte provocatoria, soprattutto per me stessa è assolutamente concettuale e piena di messaggi; in questa donna il messaggio può essere letto in modo soggettivo ma per quanto mi riguarda “Risollevarsi” ha un significato profondo e certamente dietro a ciascuna opere c’è un’importante introspezione. 






4: La nota poetessa e attrice statunitense Maya Angelou così racconta: “La vita non si misura attraverso il numero di respiri che facciamo, ma attraverso i momenti che ci lasciano senza respiro”. C’è una similitudine secondo lei tra questa frase e la sua arte?

R: Direi di si, a volte i molti sospiri sono necessari, li facciamo per i più svariati motivi, sia positivi che negativi ma un sospiro di stupore guardando anche semplicemente un'opera è una cosa bellissima e a volte ci lascia un turbinio di emozioni che ci fanno sanamente respirare.



5: Mi può raccontare un’ emozione che ha fatto nascere una delle sue splendide opere?

R: La mia arte, da un passaggio cromatico di piacere  visivo si è evoluta in un mondo monocromatico di necessità psicologica  e ponendo l’attenzione sul concetto di emozione, il Colore era ed è gioia, mentre il bianco ed il nero sono la medicina per guarire la mia anima. E naturalmente le mie opere sono semplici ma intense e gestuali e descrivono ciò che la parola talvolta non può esprimere liberamente. Mi sento molto fortunata perché attraverso questo mezzo, la splendida Arte, esprimo me stessa completamente.


                  
                 "Risollevarsi", olio su tela, cm 60x80, anno 2018



       
                              "Utopia", olio su tela, cm 60x60


                        
                      "Disforia", olio su tela, cm 80x80, anno 2019



Contatti di Emilia Alberganti:

Email: emilia.alberganti@gmail.com

mercoledì 2 ottobre 2019

Espressioni d'Arte


Tra vivaci tocchi di colore.

A cura di Silvia Ferrara

Un noto attore e filantropo statunitense degli anni ’40, Danny Kaye, ha scritto una citazione che a mio parere si avvicina molto all’arte, alla vita e alla splendida doppia personale di Fernanda Sacco ed Elizaveta Velikanova dal titolo Espressioni d’Arte inauguratasi sabato 28 settembre , presso la Galleria Del Zotto Mawa a Torino: La vita è un’enorme Tela, rovescia su di essa tutti i colori che puoi”.  Durante la presentazione critica di sabato 28 settembre ho cercato di “raccontare” i tratti essenziali delle due pittrici e mi ha affiancato anche il dott. Enzo Nasillo.
La vena creativa delle due pittrici racchiude il desiderio di far nascere un profondo filrouge tra l’arte e la vita: sussiste di certo una visione tale da evidenziare la volontà di “Stupire”il pubblico e di far emergere una singolare evoluzione pittorica.
Nelle opere di Fernanda Sacco e Elizaveta Velikanova sono presenti due linguaggi pittorici molto  differenti tra di loro ma una caratteristica che di certo le accomuna è l’Essenza della Volontà interiore. E ciò è un aspetto che ha posto molto in evidenza il famoso Artur Schopenauer in una delle sue tante eccellenti opere: “Un eterno divenire, una corsa senza fine, ecco come si manifesta l’essenza della volontà” , di tal natura sono gli sforzi, desideri umani che ci fanno brillare innanzi la loro “purificazione”.
Prima di ribadire tale concetto in modo più approfondito, desidero porre qualche cenno biografico riguardante Fernanda Sacco ed Elizaveta Velikanova: conosco maggiormente l’arte di Sacco ma devo sottolineare che entrambe mi hanno emozionata e condotta in un Mondo Altro.
Fernanda Sacco nasce a Torino e dopo la maturità tecnica, si iscrive alla Facoltà di Economica e Commercio presso l’Università degli Studi che l’aiuterà per un buon futuro lavorativo. Frequentando studi di Noti pittori e soffermandosi sulle varie tecniche, ha creato un cammino personale che richiama un dualismo ove la realtà e il sogno si identificano: ciò di cui parlavo prima dunque, cioè della volontà di Stupire  si avvicina con naturalezza e spontaneità all’arte della Sacco. Ho recentemente intervistato Fernanda e dalla nostra chiaccherata ho avvertito un’insolita forza artistica che richiama una contemporaneità suggestiva. Sono molte le sue opere che richiamano il mondo del paesaggio, il rapporto tra l’uomo e Madre Natura e a tal proposito desidero citare una nota espressione di Cezanne che si avvicina al quadro dal titolo “Oltre le nuvole” e così dice “Prima sentire e poi dipingere”. Tale espressione richiama molte sue opere, cito ad esempio “Finestra sul glicine” ma potrei nominare altri suoi dipinti ove il momento in cui nasce l’opera pare comparire come “Sospeso” in una natura ricca di vibrazioni.  L’ultimo quadro da me citato raffigura una “finestra sul mondo”ove il colore incanta e crea un’intensa armonia.
Parlando poi dell’artista Elizaveta Velikanova, desidero definire la sua arte “Immaginifica e dinamica”, simbiotica con un’intensa evoluzione di pensiero. Nativa di San Pietroburgo, dopo aver frequentato con ottimo esito gli studi artistici e aver conseguito la Laurea in Storia dell’Arte , Elizaveta Velikanova si dedica dapprima  in Russia al settore immobiliare e all’interior design, successivamente si trasferisce in Italia e proprio qui inizia il suo ricco e creativo percorso artistico. Desidero menzionare la nascita di una sua collezione di capi d’abbigliamento per “mamme e bimbe” in collaborazione con Structure Atelier per la quale ha sviluppato immagini di dipinti su abiti; nel ’17 la Velikanova partecipa con grande successo alla Torino Fashion Week: poi con la nascita di Lisa Loren creerà splendide opere dipinte su borse molto raffinate. Come sopra detto “l’evoluzione di pensiero “ di Elizaveta non è mai statica e la sua espressione compositiva richiama partiture elaborative di certo colme di profondità d’animo, ma racchiude anche una personale visione dell’arte. Tra le varie opere presenti alla mostra cito il ritratto di una donna conosciuta in un importante evento  della pittrice e si coglie subito come i colori siano caldi, materici e creino una sinergia da dirigersi verso un luogo in bilico infinito. Attraverso dunque la raffigurazione e i tocchi più spontanei del mondo coloristico sussiste il suo desiderio di creare e allo stesso tempo titubare del medesimo “io”.



Tra i miei pensieri

Dolce mio pensiero, ti sento dentro.
Ma tu in realtà dove sei?
Brilla un raggio di sole
che a volte lacrima,
a volte dona una forte luce.
Da dove nasci mio pensiero...
Nel mio cuore folle e ardente
o nell’animo un pò triste?
Ti guardo, con semplicità,
mi avvicino ad una tela
ed avverto la tua dolce presenza.
Sei così naturale, ma anche vorace
Dimmi che posso cercarti,
sempre,
elimina ogni distanza tra me e te.
Avvolgimi, proprio come fanno i colori in un quadro.
Io ti aspetto così che tu possa perderti
nei meandri della mia follia.
S.F. 

                                                     Opere di Fernanda Sacco

                                         "Oltre le nuvole", olio su tela, cm 50x50

 


                                                    "Hello", olio su tela, cm 30x70






                                                    Opere di Elizaveta Velikanova: 


                                                      Borse in pelle dipinte a mano 



                         
                                                           "Ritratto di donna" (Federica Leonetti)
                                      


venerdì 21 giugno 2019

Un'intensa urgenza interiore


Un’energia pittorica dirompente

A cura di Silvia Ferrara

Una nota citazione del famoso Osho Rajneesh descrive a mio parere in modo appropriato l’evoluzione artistica e “stilistica” della poliedrica Simonetta Secci: “La gente deve guardarsi negli occhi, tenersi per mano, cercare di trattenere l’energia dell’altro”. Tale aforisma pone in evidenza come il mondo pittorico della Secci sia animato da una personale “urgenza interiore”, di creare opere che sono presenti già nel suo animo.
Simonetta Secci nasce ad Oristano e risiede a Sant’Antonino di Susa, in provincia di Torino: fin da piccola emerge la sua passione per l’Arte e attraverso i preziosi insegnamenti del Maestro Gianni Sesia della Merla, poco alla volta si delinea il suo percorso pittorico. Le sue partecipazioni ad eventi di notevole rilievo sono molte e proprio per porre in risalto il suo più recente periodo espositivo desidero citare l’evento “Ars Incognita 2017”, “Vette d’Arte ’18-‘19” presso Casa Olimpia di Sestriere e Art Games ’19 presso la struttura storica del Lingotto.  Durante la Rassegna Internazionale “Vette d’Arte 2019” a Sestriere Simonetta Secci con grande soddisfazione e onore consegue un importante premio alla Carriera: recentemente inoltre ha partecipato alla II Biennale di Gattinara (Vc), riscuotendo un notevole successo.
Per cogliere appieno il mondo pittorico  di Simonetta Secci, occorre socchiudere un po’ gli occhi e avvicinarsi alle sue opere con naturalezza cercando di “percepirne la freschezza, il profumo delle vibrazioni cromatiche”.
Dunque l’importanza dei tocchi di colore è paragonabile ad una ricerca artistica emozionante e delicata: ciò che appare è una nota positiva e innovativa dell’artista e il desiderio di una comunicazione vangoghiana aldilà di ogni percorso visibile.

A tal punto desidero porle alcune domande per addentrarmi sempre più nel suo cammino Evolutivo artistico.


1: Salve Simonetta, chiaccheriamo un po’. Ho potuto notare nelle sue opere più recenti – cito per esempio “Spensieratezza” come l’attenzione si stia rivolgendo sempre di più alla ricerca di particolari e suggestioni che emergono dai visi di donne, bambini, figure che richiamano una ricchezza interiore . Come commenta a tal riguardo?

R: - "Nel mio percorso artistico mi sono resa conto che, per esprimere appieno le mie emozioni interiori, avevo bisogno di arricchire il semplice paesaggio con la figura umana, prediligendo quella femminile e dei bambini. Ho avvertito la necessità di completare il pensiero di quel momento proprio aggiungendo la figura. Dunque proprio la rappresentazione della anzidetta figura e del paesaggio hanno uno stretto legame in quanto se ad esempio inizio dai tocchi di una veduta paesaggistica, proprio di seguito nascerà la donna o l’uomo, il bimbo ecc..e il metodo avviene anche al contrario.
 L'opera "Spensieratezza" è nata dal pensiero che l'infanzia dovrebbe essere per tutti i bambini il periodo più bello della vita, da vivere quindi in libertà con amore, amicizia ed in sintonia con la natura all'aria aperta. La gioia e la spensieratezza dovrebbero rappresentare ciò hanno i bambini nel cuore quando sono piccoli, invece sappiamo bene che purtroppo oggigiorno non sempre è così. I palloncini colorati che la figura femminile dovrà dare a tutti i bambini che arriveranno vogliono proprio rappresentare la leggerezza e la spensieratezza ed il colore l'allegria.
Vorrei inoltre porre un brevissimo cenno sulla mia ultima opera che ancora non è terminata, e riguarda proprio una fanciulla seduta in un prato fiorito, come in un “Sogno”: accanto c’è un’immagine femminile con un abito molto ampio, come fosse tulle, per dare l’idea di un’essenza leggiadra”.

2: Quando dipinge un’opera, come nasce, c’è un’adesione più realistica o una sorta di “ordine empatico più interiore”?

R: "Prima di iniziare una nuova opera per cominciare guardo tantissime immagini di paesaggi, di figure umane,  di volti e, se ne trovo una che mi colpisce particolarmente, parto da lì, faccio un primo disegno di base e poi cominciano ad arrivarmi in fasi successive tutte le idee creative. Se parto da un paesaggio inserisco delle figure che servono a completare l'idea che è nata nella mi testa. Se parto da una figura gli creo intorno un paesaggio o un'ambientazione che anche in questo caso completa il mio pensiero. Quindi sicuramente parto con un'adesione reale, ma l'opera viene portata avanti dalle varie emozioni  che arrivano dal mio interiore, dalle emozioni che provo o che ho provato nel mio vissuto."



3: Un’opera altrettanto significativa e descrittiva della su continua ricerca cromatica s’intitola “Pensando a Monet” che richiama una sviluppo post-impressionista : come definirebbe tale suo splendido quadro e quali emozioni rievocano in lei?

R: “- "Il quadro "Pensando a Monet" è nato per caso, volevo realizzare dei cromatismi sovrapponendo vari strati di colore e poiché le ninfee realizzate da Monet, ed altrettanto le altre sue opere, mi hanno sempre incantata, ho voluto provare con questo soggetto. Mi sono immersa e immedesimata nel mondo di Monet, ho utilizzato moltissimo la spatola per dare la giusta importanza alle varie e delicate sfumature di colore, e attraverso questo emozionante lavoro ho approfondito anche un po’ le peculiarità di Monet. E' stato emozionante cercare di immaginare anche le sensazioni provate da un grande artista come lui davanti a questi fiori spettacolari. Tuttavia mi distacco un po’ dagli impressionisti del primo periodo per creare opere più ricche di particolari nitidi. Realizzare quest'opera mi ha dato la sensazione interiore di grande leggerezza, come stare tra la terra ed il cielo ed allo stesso tempo di un'immensa serenità che continuo a percepire ogni volta che la osservo."

4: Che tipo di emozione avverte quando dipinge un paesaggio? Diciamo che lei nasce come paesaggista e poi la figura verrà dopo. 

R: “Mi colpiscono molto i colori vividi dei paesaggi, un tramonto oppure un sottobosco, un paesaggio autunnale sono tra i miei preferiti: prediligo i colori caldi cercando comunque di creare tocchi originali e mischiando le varie tonalità. Sono affascinata ad esempio dalla trasparenza delle acque e tutto ciò che riguarda il mondo marino”.

5: Cosa ne pensi dell’Arte Contemporanea presentata alla Biennale di Venezia e definita dunque Concettuale?

R: “A mio parere nelle varie Esposizioni dei padiglioni della Biennale d’Arte, dovrebbero essere presenti opere più tradizionali, non performance o installazioni concettuali. Il messaggio trasmesso da tali performance non mi comunica molto , anzi desidero citare le note “Mani” scolpite di Lorenzo Quinn che rappresentano il superamento delle diversità, degli ostacoli protendendo verso un incontro di più culture. In genere l’arte contemporanea deve segnalare ad esempio un problema mondiale, deve gridare e lanciare un messaggio al mondo Intero.”

6: “C’è un luogo della memoria, un episodio della sua infanzia che ha segnato un po’ il suo percorso di vita e dunque ha influito le sue opere e che desidera raccontarmi?”


R: “Quando inizio un’opera d’arte, cerco sempre di capire quel quid che lo fa nascere e spesso mi domando “Cos’è che è scaturito in me da farmi rappresentare ad esempio questa donna?” Essendo ad esempio mancata mia madre, dipingo bimbi felici, spensierati che sono gioiosi con le loro mamme e dunque pongo in evidenza questa mancanza. L’opera ad esempio dal titolo “Ho smesso di piangere”, rappresenta un po’ me stessa e del mio superamento di un periodo piuttosto difficile della mia vita: come dico nel titolo, “Ora cerco di non piangere più”.

Opere: 

                       
            "Pensando a Monet", olio su tela, cm 70x60, 2019


                   
          

                           "Spensieratezza", cm 70x60, 2019



           


                            "L' amica distratta", cm 70x50, 2018



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