venerdì 21 giugno 2019

Un'intensa urgenza interiore


Un’energia pittorica dirompente

A cura di Silvia Ferrara

Una nota citazione del famoso Osho Rajneesh descrive a mio parere in modo appropriato l’evoluzione artistica e “stilistica” della poliedrica Simonetta Secci: “La gente deve guardarsi negli occhi, tenersi per mano, cercare di trattenere l’energia dell’altro”. Tale aforisma pone in evidenza come il mondo pittorico della Secci sia animato da una personale “urgenza interiore”, di creare opere che sono presenti già nel suo animo.
Simonetta Secci nasce ad Oristano e risiede a Sant’Antonino di Susa, in provincia di Torino: fin da piccola emerge la sua passione per l’Arte e attraverso i preziosi insegnamenti del Maestro Gianni Sesia della Merla, poco alla volta si delinea il suo percorso pittorico. Le sue partecipazioni ad eventi di notevole rilievo sono molte e proprio per porre in risalto il suo più recente periodo espositivo desidero citare l’evento “Ars Incognita 2017”, “Vette d’Arte ’18-‘19” presso Casa Olimpia di Sestriere e Art Games ’19 presso la struttura storica del Lingotto.  Durante la Rassegna Internazionale “Vette d’Arte 2019” a Sestriere Simonetta Secci con grande soddisfazione e onore consegue un importante premio alla Carriera: recentemente inoltre ha partecipato alla II Biennale di Gattinara (Vc), riscuotendo un notevole successo.
Per cogliere appieno il mondo pittorico  di Simonetta Secci, occorre socchiudere un po’ gli occhi e avvicinarsi alle sue opere con naturalezza cercando di “percepirne la freschezza, il profumo delle vibrazioni cromatiche”.
Dunque l’importanza dei tocchi di colore è paragonabile ad una ricerca artistica emozionante e delicata: ciò che appare è una nota positiva e innovativa dell’artista e il desiderio di una comunicazione vangoghiana aldilà di ogni percorso visibile.

A tal punto desidero porle alcune domande per addentrarmi sempre più nel suo cammino Evolutivo artistico.


1: Salve Simonetta, chiaccheriamo un po’. Ho potuto notare nelle sue opere più recenti – cito per esempio “Spensieratezza” come l’attenzione si stia rivolgendo sempre di più alla ricerca di particolari e suggestioni che emergono dai visi di donne, bambini, figure che richiamano una ricchezza interiore . Come commenta a tal riguardo?

R: - "Nel mio percorso artistico mi sono resa conto che, per esprimere appieno le mie emozioni interiori, avevo bisogno di arricchire il semplice paesaggio con la figura umana, prediligendo quella femminile e dei bambini. Ho avvertito la necessità di completare il pensiero di quel momento proprio aggiungendo la figura. Dunque proprio la rappresentazione della anzidetta figura e del paesaggio hanno uno stretto legame in quanto se ad esempio inizio dai tocchi di una veduta paesaggistica, proprio di seguito nascerà la donna o l’uomo, il bimbo ecc..e il metodo avviene anche al contrario.
 L'opera "Spensieratezza" è nata dal pensiero che l'infanzia dovrebbe essere per tutti i bambini il periodo più bello della vita, da vivere quindi in libertà con amore, amicizia ed in sintonia con la natura all'aria aperta. La gioia e la spensieratezza dovrebbero rappresentare ciò hanno i bambini nel cuore quando sono piccoli, invece sappiamo bene che purtroppo oggigiorno non sempre è così. I palloncini colorati che la figura femminile dovrà dare a tutti i bambini che arriveranno vogliono proprio rappresentare la leggerezza e la spensieratezza ed il colore l'allegria.
Vorrei inoltre porre un brevissimo cenno sulla mia ultima opera che ancora non è terminata, e riguarda proprio una fanciulla seduta in un prato fiorito, come in un “Sogno”: accanto c’è un’immagine femminile con un abito molto ampio, come fosse tulle, per dare l’idea di un’essenza leggiadra”.

2: Quando dipinge un’opera, come nasce, c’è un’adesione più realistica o una sorta di “ordine empatico più interiore”?

R: "Prima di iniziare una nuova opera per cominciare guardo tantissime immagini di paesaggi, di figure umane,  di volti e, se ne trovo una che mi colpisce particolarmente, parto da lì, faccio un primo disegno di base e poi cominciano ad arrivarmi in fasi successive tutte le idee creative. Se parto da un paesaggio inserisco delle figure che servono a completare l'idea che è nata nella mi testa. Se parto da una figura gli creo intorno un paesaggio o un'ambientazione che anche in questo caso completa il mio pensiero. Quindi sicuramente parto con un'adesione reale, ma l'opera viene portata avanti dalle varie emozioni  che arrivano dal mio interiore, dalle emozioni che provo o che ho provato nel mio vissuto."



3: Un’opera altrettanto significativa e descrittiva della su continua ricerca cromatica s’intitola “Pensando a Monet” che richiama una sviluppo post-impressionista : come definirebbe tale suo splendido quadro e quali emozioni rievocano in lei?

R: “- "Il quadro "Pensando a Monet" è nato per caso, volevo realizzare dei cromatismi sovrapponendo vari strati di colore e poiché le ninfee realizzate da Monet, ed altrettanto le altre sue opere, mi hanno sempre incantata, ho voluto provare con questo soggetto. Mi sono immersa e immedesimata nel mondo di Monet, ho utilizzato moltissimo la spatola per dare la giusta importanza alle varie e delicate sfumature di colore, e attraverso questo emozionante lavoro ho approfondito anche un po’ le peculiarità di Monet. E' stato emozionante cercare di immaginare anche le sensazioni provate da un grande artista come lui davanti a questi fiori spettacolari. Tuttavia mi distacco un po’ dagli impressionisti del primo periodo per creare opere più ricche di particolari nitidi. Realizzare quest'opera mi ha dato la sensazione interiore di grande leggerezza, come stare tra la terra ed il cielo ed allo stesso tempo di un'immensa serenità che continuo a percepire ogni volta che la osservo."

4: Che tipo di emozione avverte quando dipinge un paesaggio? Diciamo che lei nasce come paesaggista e poi la figura verrà dopo. 

R: “Mi colpiscono molto i colori vividi dei paesaggi, un tramonto oppure un sottobosco, un paesaggio autunnale sono tra i miei preferiti: prediligo i colori caldi cercando comunque di creare tocchi originali e mischiando le varie tonalità. Sono affascinata ad esempio dalla trasparenza delle acque e tutto ciò che riguarda il mondo marino”.

5: Cosa ne pensi dell’Arte Contemporanea presentata alla Biennale di Venezia e definita dunque Concettuale?

R: “A mio parere nelle varie Esposizioni dei padiglioni della Biennale d’Arte, dovrebbero essere presenti opere più tradizionali, non performance o installazioni concettuali. Il messaggio trasmesso da tali performance non mi comunica molto , anzi desidero citare le note “Mani” scolpite di Lorenzo Quinn che rappresentano il superamento delle diversità, degli ostacoli protendendo verso un incontro di più culture. In genere l’arte contemporanea deve segnalare ad esempio un problema mondiale, deve gridare e lanciare un messaggio al mondo Intero.”

6: “C’è un luogo della memoria, un episodio della sua infanzia che ha segnato un po’ il suo percorso di vita e dunque ha influito le sue opere e che desidera raccontarmi?”


R: “Quando inizio un’opera d’arte, cerco sempre di capire quel quid che lo fa nascere e spesso mi domando “Cos’è che è scaturito in me da farmi rappresentare ad esempio questa donna?” Essendo ad esempio mancata mia madre, dipingo bimbi felici, spensierati che sono gioiosi con le loro mamme e dunque pongo in evidenza questa mancanza. L’opera ad esempio dal titolo “Ho smesso di piangere”, rappresenta un po’ me stessa e del mio superamento di un periodo piuttosto difficile della mia vita: come dico nel titolo, “Ora cerco di non piangere più”.

Opere: 

                       
            "Pensando a Monet", olio su tela, cm 70x60, 2019


                   
          

                           "Spensieratezza", cm 70x60, 2019



           


                            "L' amica distratta", cm 70x50, 2018



  Contatti di Simonetta Secci:

 Sito web:
https://www.simonettasecci-pittrice.it/ 

Email:
simonettasecci@libero.it 


Cell: 
338  7517075



giovedì 21 marzo 2019

Un rapporto Simbiotico

Il linguaggio contemplativo dell’Arte

A cura di Silvia Ferrara

Un fluire dolce e “armonioso” è presente nel mondo pittorico di Antonella Zaia. Avvicinandomi alla sua Arte ho avvertito una passione e partecipazione alla scoperta di creazioni suggestive che estrinsecano un mondo interiore, aldilà della cruda realtà.
Il suo tocco è “morbido”, mai banale alla ricerca di un impeto compositivo con slanci appassionati, colmo di una rara maturità artistica.
"Anche se sono spesso nelle profondità dell’oblio, c’è ancora calma, pura armonia e la musica dentro di me”. Tale affermazione del famoso Van Gogh, fa avvicinare la nostra anima a quella della Zaia; le sue opere mostrano un’emozione coloristica evidente e una personalità delineata da Forza e armonia.
Antonella Zaia si avvicina all’arte per “passione e casualità” e desidera ricreare un discorso pittorico, alquanto tradizionale ma al medesimo tempo ricco di rinnovamento.
Nelle composizioni pittoriche della Zaia sussiste una “dimensione” delicata che richiama di frequente la purezza e la tenerezza dei bambini, rappresentanti di un’energia rinnovatrice, inarrestabile.

A tal punto vorrei porle alcune domande per farla conoscere sempre di più in un’atmosfera di grande intensità



1: “Antonella Zaia, molte sue opere, principalmente di “matrice figurativa”, rimandano agli aspetti  delicati ed eterei dei bambini e non solo: secono lei ogni suo quadro può essere considerato una sorta di teatro aperto all’anima, atto ad emozionare e creare nel fruitore pathos ed emozione?”

R: Certamente è proprio per questo che mi sono avvicinata all'arte, per riuscire ad emozionare. La mia continua ricerca di soggetti, generalmente di bimbi ma non solo di bimbi, deve in primis trasmettere emozioni a me per poi trasferirle su tela ed emozionare gli altri.



2: “Tra le molte opere che hanno attirato la mia attenzione, di certo desidero citare “i bambini innamorati”, un dipinto che mi porta alla mente un noto aforisma di Bobin:  “I bambini sono come marinai, dovunque si posano i loro occhi è l’immenso”. Come commenta a tal riguardo?”

R: Io ritengo che i bambini trasmettano con i loro occhi la purezza,  l'innocenza e sì  Bobin ha ragione nel definire i bambini come marinai e che nei loro occhi è l'immenso, mi trova vicina alla sua definizione, perché proprio nei loro occhi, per me, è racchiusa la loro capacità di trasmetterci la loro ingenuità ma allo stesso tempo la loro piccola grandezza. Io spero di riuscire nel mio piccolo a cogliere tutto questo e a trasmetterlo nei miei dipinti.    

                                     


3: “Il mondo figurativo da lei rappresentato con grande maestria, pare combinare forme, figure conosciute come l’universo dei bambini, paesaggi e fiori, con dimensioni che desiderano andare aldilà del visibile: sussiste una composizione artistica che vorrebbe addentrarsi in un luogo un po’ onirico?”


R:  Il disegno onirico è una tecnica proiettiva dove si possono esprimere contenuti ed espressioni profonde del mondo interiore, quindi nei dipinti vengono portate alla luce alcune zone del nostro mondo interiore con gli stessi meccanismi dei sogni. In questo modo si è  liberi di esprimersi in modo diretto e con minor controllo.                           




4: “Il suo linguaggio artistico alterna un senso di prospettiva tra la forma e il colore: noto una sorta di richiamo dell’inconscio; si può notare una sua personale e armoniosa spiritualità e una propensione al “reale figurativo”?


R: Sicuramente nel mio linguaggio artistico c'è un'alternanza di forma e colore che esprimo nelle varie tecniche che utilizzo nei miei dipinti. La mia scelta di prediligere il figurativo e soprattutto con l'acquerello nasce certamente da un mio inconscio rapporto che ho con il dolore che sono riuscita a superare avvicinandomi all'arte.




5: “C’è il desiderio di un cambiamento nel suo percorso pittorico?”

R: Come ben sa io sono una pittrice autodidatta, certamente c'è sempre la voglia di migliorarsi ma più che un desiderio di cambiamento, penso a un completamento. Ho il desiderio di mettermi alla prova con materiali nuovi, materici,  con malte e gessi per creare tridimensionalità. Ho voglia di sperimentare e mischiare varie tecniche atte a migliorarmi usare anche la pittura su piastre in ceramica con la tecnica di olio molle, cottura terzo fuoco e usare nuove malte materiche.



6:" Mi può raccontare come nasce il suo rapporto con la "silente ed energica" forza dei bambini "?

R: Non so nemmeno io raccontare che cosa mi attrae nel scegliere i bambini per i miei ritratti,  la loro forza espressiva, la loro ingenuità, i loro occhioni che penetrano nell'anima di chi li sa osservare, ed è proprio quello che cerco di provare a trasmettere emozioni che emozionano prima me e che emozioneranno lo spettatore che si sofferma a guardare i miei dipinti.




7: "Come nascono le sue opere, istintivamente o seguendo un'accurata riflessione?"

R: Se devo essere sincera le mie opere nascono a volte istintivamente guardando ad esempio un giornale, altre invece sono proprio una instancabile ricerca di visi particolari, gli sguardi dei bambini, i loro occhi che esprimono gioia, felicità ma anche indicibile tristezza e quando trovo in una foto tutto quello che mi stuzzica la creatività mi metto subito all'opera.



8: " Quale metafora userebbe quando le parlo di Arte in genere?"

R: Arte in genere mi porta alla mente emozione e colore. Non so se sia giusta come metafora ma tutto nella mondo dell'arte sia essa pittura scultura o altro si accomuna il tutto nel trasmettere la propria visione del soggetto per attrarre i propri spettatori.




                              "I bambini innamorati"
                          Dipinto su tela, tecnica acrilico





                                   "Maternità"
Dipinto a olio molle cottura a terzo fuoco su piastra di ceramica






"Le Magnolie" 
Opera strutturata su cinque tele dipinte a olio

sabato 9 febbraio 2019

Un percorso in continua evoluzione

Un dualismo armonioso

A cura di Silvia Ferrara



Attraverso le opere che definisco “spirituali” di Elisa Pavan, nasce con spontaneità un percorso artistico ove tutto si concentra in un’energia invisibile. Un aforisma del noto Boccioni descrive appieno l’arte della Pavan: “Nella scultura l’artista non deve indietreggiare davanti a nessun mezzo pur di ottenere una Realtà”.
Tale citazione racconta a mio parere la dimensione attuale della scultrice, colma di istinto e spontaneità, alla ricerca di uno Spirito sensoriale.
Fin da piccola Elisa Pavan ha avvertito “l’urgenza” di creare e plasmare oggetti, facendoli nascere dal nulla: dopo gli studi artistici e la conoscenza di differenti materiali, nasce l’amore per l’Argilla, trovando in essa un’esplorazione suggestiva.
L’artista “ama scegliere argille con consistenze porose e ruvide” e tale sua affermazione pone in evidenza come sia presente una sorta di ricercata sensibilità interiore. Le sue opere creano un cammino scultoreo molto articolato colmo di una “poliedricità spirituale”ove il formalismo è di certo importante tuttavia nasce con forza anche una grande lucentezza dell’animo.



A tal punto le pongo alcune domande per far conoscere un po’ meglio il suo cammino artistico:

1:  “Elisa Pavan, benvenuta. Durante questi anni ha creato un percorso ove “vibrazioni contemporanee” han posto in evidenza una originale frase artistica e la materia, in particolare l’argilla è protagonista di una sorta di abbandono dell’animo. Se d’accordo con me, come nasce il suo legame con tale tipo di materiale?”

R: Il mio percorso artistico nasce molto presto, fin da bambina sono stata in contatto con i materiali, ne vedevo i colori la consistenza e ne  sentivo l'odore nel magazzino di mio padre, decoratore di interni. Credo di aver instaurato  quindi un legame sin dall' infanzia. già da bambina, quando mi trovavo davanti ad una candela accesa sentivo l'istinto a modellarne la cera, ho sviluppato poi  la ma curiosità per le mie creazioni attraverso la ricerca della  “perfezione” tramite il disegno e successivamente collaborando con artisti decoratori di interni trovandomi a lavorare con materiali direi “edili” quali stucco, gesso, pigmenti e cere su grandi superfici. L'argilla è sempre rimasto un materiale marginale dinanzi alle mie esperienze e sperimentazioni su muri o legno, poi la vita un giorno me l'ha proposta ,  da li è iniziato un percorso dove le mie mani si sporcavano e modellavano un materiale estremamente gentile alla mia influenza e catalizzatore di tutte le mie esperienze materiche passate.




2: “La porto a soffermarsi su tale aforisma  del filosofo Emil Choran che così dice “La materia è impregnata di dolore e di sogni”: tale citazione richiama il suo appassionato rapporto con la materia medesima e in particolare nell’opera “Alveari”facente parte della serie “Mutazioni”. Il suo mondo s’immerge nell’immateriale in una dimensione rarefatta e perpetua: tale scultura può considerarsi una sorta di “viaggio”?

R: Parto dal bellissimo aforisma di Emil Choran “La materia è impregnata di dolore e di sogni..” che spesso convivono  tacitamente in un animo artistico, personalmente non amo abbinare il termine “Sogno” alle mie opere perché non le idealizzo ma sono semplicemente la trasposizione di me in quel momento o nel periodo di realizzazione seguendone una serie. Il termine sogno per me è invece molto importante perchè spesso è il sogno notturno a portare alla luce dal mio inconscio una nuova forma.
Non parlerei neanche di dolore, perchè l’argilla è un materiale gentile capace di risanare ogni inquietudine, il mio strappo, il foro, l' insenatura sono gesti istintivi che danno alla materia una traccia della  mia visione realistica, portando in superficie più che altro il concetto di impermanenza.
 La mia Opera Alveare è forse l’ opera che segna la partenza per questo mio viaggio. Un’ opera che parte rotonda , piena, soddisfa la mia ricerca  per la  creazione sferica . Successivamente ho voluto sfidare la materia e ridurla, rischiando, ad una rete cava, lasciandomi trasportare dalla ritmicità delle incisioni esagonali che ne hanno filigranato la superficie. La sfera risulta quindi mutata  ma  riesce comunque a racchiudere sia il concetto di perfezione che di  logorio, evocazioni a cui sono molto sensibile.




3: “ Mi ha parlato di “entelechia” riferendosi al termine coniato da Aristotele che narra di una realtà che possiede il punto finale verso cui tende a dirigersi e dunque ha correlato la sua serie di opere “Mutazioni” a tale concetto: definisce dunque tale pensiero come permeato da un armonico lirismo e come commenta a tal riguardo?”


R: Fra me e l'argilla si crea un dialogo. Io non parto mai dal bozzetto l' idea disegnata serve solo per non essere dimenticata, quindi sono io, con i miei pensieri e la mia energia del momento dinanzi alla materia che attende di prendere forma . Partendo dalle fondamenta ,già agli esordi, il processo esecutivo dona all'argilla la sua stabilità e linea futura ma e´un percorso permeato di attenzione ed equilibri fra gesto e forza.
Amo uscire dalla convenzionale forma ceramica contenitrice e utilitaristica abbinando argille diverse plasmate in svariate forme e chiudendole in opere  cave .
Quindi si,...le mie opere della serie Mutazioni racchiudono in loro  l' affascinante e metafisico  concetto aristotelico in quanto  nella loro forma mutante , ciascuna racchiude la realtà di base che la porta alla definizione e punto di arrivo e tutta la serie mutazioni, in un percorso di opere singole,richiama nell'interezza questo concetto.







4: “Quando descrive le sue opere, anzi personalmente preferisco definirle creazioni materiche, si avverte il suo splendore interiore verso di esse e il desiderio di una ricerca di un cammino Igneo il quale pare impossessarsi della medesima materia?”



R: Fin dalle origini del mio lavoro con il materiale argilloso ho creato consapevole e non, forme sinuose o intrecciate, se dovessi fare oggi un disegno a tema libero attraverso colori o segni riprodurrei lo stesso linguaggio, ho riconosciuto quindi a distanza di anni, la mia propensione a questa inclinazione personale possiamo dire, radicata in me . L'arigilla e´un materiale vivo ma che attende il mio impulso e grazie ed esso riesco a rendere tridimensionali le emozioni, i concetti e i pensieri, in un dialogo silenzioso fra me e la materia. Ritmi di colori o mono toni vengono scelti consapevolmente in linea con un stato d'animo ,un pensiero o un’idea evocativa . I lavori richiedono tempo di elaborazione e posa durante le quali posso nutrire qualche dubbio sulla loro validità e veridicità con la mia idea originaria e se non consoni o convincenti distruggo e riparto da capo.
Mi accorgo che le tecniche usate non restano solo manieristiche ma esprimono la mia interiorità aldilà di condizionamenti scolastici didattici o politici.
Cerco di restare coerente con la piacevole ricerca della linea , dei pieni e dei vuoti , contrasti, luci ed ombre che definiscono appieno anche la mia personalità.






5: “Nelle opere facenti parte della serie “Totem Vase” e in particolare “Abori”si può intravedere come la materia e con essa un’esplosione di colori racchiudano un singolare ermetismo che, riplasmando la realtà crea un turbinio di emozioni improvvise. Come nasce tale rappresentazione?”




R: La serie Totem Vase nasce dall'impellenza di usare in modo libero il colore materico. Spesso la ceramica richiede molto rigore e attenzione, il gesto istintivo può perdere vigore nella cura della stabilità e dei dettagli, i totem vase nascono invece come arazzi di argilla, veri e propri dipinti in materia.

Mi lascio condurre da immagini di un mondo arcaico semplice di simboli e miti, da qui nasce la serie Totem, appunto un elemento unico, un simbolo un “guardiano” ispirato ad un immagine singola.

“ Abori” , l'aborigeno la semplicità, senza arroganti domande , il saggio senso di fatalismo, la dignitosa modestia di tradizioni dimenticate , l'assoluto rispetto per l'invisibile tramandato nei racconti e nei miti, il regale contatto con la terra e la natura , il senso di “origine” che tutti noi abbiamo dentro ma che forse abbiamo dimenticato.

Uso la terra, quindi, al suo stato puro senza aggiunta di effetti speciali se non la paziente levigatura a pietra e lasciando poi all' azione dell'incandescenza di far brillare i colori.






6: “Desidera svelarci e raccontarci alcuni suoi progetti futuri nell’ambito creativo e artistico?”



R: Quest' anno è partito con mille progetti e altrettante incognite quindi non vorrei svelare progetti che potrebbero mutare in corso d'opera.

Personalmente continuo la mia produzione, qui proposta, sviluppando maggiormente il tema Mutazioni, la scomposizione dei Totem Vase e l'integrazione di materiali non ceramici in abbinamento alla terra. Posso aggiungere un dettaglio, spero sarà un anno “dorato”.



Opere:








                              TOTEM VASE ABORI Spinea 2018, ceramica stratificata 40h x 10 D






                
                                ALVEARE Spinea 2017, ceramica D 27 cm 







                                  

                          MUTAZIONI Spinea 2018, insieme di forme ceramiche stratificate cave 

lunedì 29 ottobre 2018

Un rifugio del proprio "io"

Un’intensa simbiosi con l’Arte

A cura di Silvia Ferrara

Quando Caterina Codato ha intrapreso il suo cammino artistico nell’Inconscio, aveva già ben chiaro come la contemporaneità avrebbe fatto parte della sua vita attraverso la sperimentazione di differenti tecniche e in uno dei più recenti progetti, la fotografia è diventata protagonista delle sue opere.
L’”essenza vitale”e un dinamismo simultaneo ad un senso di eternità sono presenti in ogni sua composizione fotografica, alla ricerca di una golden creation. Nel percorso biografico – artistico della Codato il 2009 rappresenta l’anno in cui l’acquarello è protagonista delle sue opere con forza e delicatezza: l’emozione scorre attraverso il colore, e anno dopo anno, nascono “nuovi soggetti”come i paesaggi, il mare e in seguito anche la raffigurazione della città.
Con il trascorrere degli anni il suo linguaggio artistico subisce un’interessante metamorfosi alla ricerca di una costruttività elaborata. Una sorta di “energia primordiale” oltre a mostrare un’intensa ricchezza dell’animo, ha condotto la Codato a rivolgersi verso nuovi orizzonti e a dar risonanza all’arte con passione.
Desidero porle alcune domande:

1: Caterina Codato, ho fin da subito notato come il suo essere “simbiotica”con l’arte emerga con veemenza attraverso varie componenti intense, come l’acquarello e la fotografia. Come descrive tale sinergia tra lei e il mondo  dell’Arte?
R: Innanzitutto Dottoressa Ferrara grazie per la sua domanda che mi permette di sottolineare come sia difficile vivere questa sinergia che passa attraverso una interiorità complessa, a volte difficile da comprendere all’esterno e che si manifesta con  modalità spesso giudicate da una osservazione superficiale.
L’Arte per me è arrivata in un momento molto particolare della mia vita, piuttosto tardi temporalmente; è apparsa sulla mia strada come un raggio di sole in una tempesta violenta che ha fatto nascere un fiore…in un foglio…con un pennello.
Il gesto artistico per me ha una componente energetica molto forte: la congiunzione tra me e il pennello, il torchio, la macchina fotografica diventa una scintilla …..fuoco….. un momento estatico, che ha nella sua meravigliosa esplosione anche il suo lato oscuro certamente come tutte le cose.


2: Quando mi soffermo su alcune sue opere e in particolare sulle sue più recenti composizioni fotografiche, penso ad un aforisma ove l’eternità pare essere presente con forza e così dice: “Il tempo passa dici? No, il tempo resta, noi passiamo”. Quanto  forte avverte tale senso di eternità?

R: Come sosteneva Platone l’uomo esiste perché in sostanza ha ricevuto l’essere: passiamo certamente ma esistiamo in una percorso temporale dove lasciamo inevitabilmente un segno.
Io sono convinta che l’eternità sia legata a come riusciremo a vivere il tempo che ci è stato donato, a come riusciremo ad impiegare l’essere, alla qualità del segno siamo intenzionati a lasciare; credo che in questo senso l’Arte sia una grande opportunità per esistere fino in fondo lasciando un messaggio di rilievo a chi verrà dopo di noi…chiamiamola questa eternità se vogliamo.

3: L’ho potuta seguire con passione nel suo percorso e l’ho notata spesso protagonista di partecipazioni ad incontri, workshops ove personaggi di rilievo l’hanno condotta in dimensioni che definisco “atemporali”. Mi può accennare quale forza nasce e quale passione emerge in tali splendidi percorsi?

R: Il workshop è uno strumento molto utile per le persone come me che non hanno la possibilità oggettiva di frequentare dei percorsi a tempo pieno, così come lo sono per me anche i corsi alla Scuola Internazionale di Grafica di Venezia.
Nel workshop trovo personalmente il concentrato giusto di comunicazione ed interazione anche per il numero ristretto di fruitori: il rapporto umano e l’approccio diretto mi sono molto congeniali ed aprono sempre positive canalizzazioni.
Devo dire inoltre che fino a qui sono stata molto fortunata perché ho avuto l’opportunità di venire a contatto in questi percorsi con Artisti che mi hanno dato molto ed hanno acceso nuove meravigliose scintille…..con molti di loro ho proseguito il percorso artistico anche successivamente e sto mantenendo dei contatti che anche a livello umano sono molto gratificanti.


4: Il cammino di un’artista coinvolge il pubblico che ammirando una sua opera prova una forte emozione : qual è il suo rapporto con il fruitore ? Lascia che il pubblico colga con spontaneità il significato?

R:Sono convinta che ognuno di noi debba cercare in ciò che vede ciò che sente: credo che l’Opera d’Arte abbia il compito difficile di evocare, in qualsiasi modo ed atteggiamento l’Artista cerchi di farlo.
E’ bello sentire i pareri, a volte anche discordanti, di chi osserva: ognuno può vedere in una piccola macchia su di un foglio il suo mondo, la sua interiorità, i suoi sogni, i suoi dolori, le sue speranze…
Mi diverte molto confondermi tra la folla durante gli eventi ed interagire “sotto copertura” per captare i commenti genuini delle persone di fronte ai miei lavori: è sempre una esperienza molto educativa.


5: C’è un’opera in particolare  che si avvicina ad una sorta di astrattismo, definibile “rifugio del proprio io”?
R: Considero tutte le mie opere un rifugio in quanto per me l’Arte è stata ed è tutt’ora motivazione positiva: sono protetta dalla mia Arte, che mi consola, mi sorregge, mi incoraggia.
Il rifugio che ho individuato io non passa attraverso il realismo che non sento al momento consono al mio sentire: mi piace piuttosto fa fluire l’energia attraverso un gesto artistico libero da costrizioni che deve comunque essere attivato anche dalla regola.
Più che un’opera rifugio credo che nel mio caso si possa parlare della macchia come isola felice che accompagna spesso i miei lavori e che rappresenta in toto la mia opera artistica.

Opere: 

 "Itaca"
 monotipi a secco su Canson, cm 30x40







  
"Contaminazioni"
fotografia e monotipo ad acquarello su Fabriano
cm40x30