lunedì 2 ottobre 2017

Viaggiare in un sogno

Un perpetuo nutrimento dell’animo

A cura di Silvia Ferrara

Un perpetuo nutrimento dell’animo

A cura di Silvia Ferrara

“L’arte nutre l’anima, coinvolge le emozioni e libera lo spirito, e questo può incoraggiare le persone a fare qualcosa solo perché vogliono farlo”. Tale citazione del noto scrittore e drammaturgo Bernie Warren richiama l’importanza dell’arteterapia e a tal proposito desidero parlarvi di un grande progetto che si realizza anno dopo anno, ideato e curato dalla dottoressa psicologa e psicoterapeuta Josephine Ciufalo.
Ho avuto la grande fortuna di conoscerla ad un’esposizione presso una galleria del centro di Torino e ho avvertito fin da subito una sua intensa esperienza professionale e una delicata sensibilità rivolta verso chi ha bisogno.
La Ciufalo da dieci anni si occupa di arteterapia con l’utilizzo di burattini: attraverso alcuni studi e grazie anche alla sua esperienza in vari ambiti viene creato e utilizzato il burattino che permette di esprimere la parte più recondita di sé.
Proprio la dottoressa in una sua intervista così commenta: “Attraverso il burattino e un percorso di drammatizzazione e dunque un excursus del vissuto si proietta una parte di sé”.
Josephine Ciufalo promuove e applica tale percorso di arterapia in vari ambiti ovvero in case di riposo, in comunità terapeutiche, nelle carceri: l’associazione “Insieme al Margine” di Monale in provincia di Asti ha festeggiato recentemente i 10 anni di attività e ciò che ho potuto notare è come tra il gruppo di lavoro e la dolce dott.ssa Ciufalo sia nato in molte occasioni un rapporto amichevole, di affiancamento per “affrancarsi” da un percorso di vita difficile.
A tal proposito desidero porle qualche domanda:

1: “Ripercorrendo alcune tappe del suo percorso dedicato all’arteterapia e i burattini, ho potuto constatare come il suo obiettivo sia far emergere una sorta di “immagine interna” che riflette il sogno dell’animo nella vita quotidiana. E’ concorde con me e se si come commenta a tal proposito? Che tipo di espressione cognitiva desidera creare?”
L’arteterapia con i burattini è una metodologia terapeutica completa che prevede l’utilizzo dei burattini e delle storie. Tale forma terapeutica utilizza la manualità, la creatività e la drammatizzazione per aiutare l’individuo a esprimere emozioni e sentimenti, sviluppare le risorse personali e migliorare le capacità di relazione con gli altri.
L’arteterapia con i burattini permette a chi lo utilizza l’attivazione di diverse sfere: corporea (propriocezione, udito, vista, tatto), cognitiva, emotiva. Tale attivazione è presente nel percorso di costruzione del burattino, contempla tutte le diverse fasi della metodologia di lavoro e caratterizza, infine, il momento in cui si mette in scena il burattino (ovvero quando lo si manipola con la mano).
Lo scopo dell’arteterapia con i burattini non è quello di produrre manufatti e opere d’ingegno di alto livello artistico; piuttosto, quanto creato (i burattini e le storie drammatizzate) viene considerato come veicolo per esprimere in forma mediata il proprio mondo interno.
I partecipanti ad un gruppo di arteterapia con i burattini hanno la possibilità di dare forma concreta alla propria esperienza, di oggettivarla tramite qualcosa di visibile e tangibile. L’oggettivazione della propria esperienza consente al paziente di poter osservare il proprio mondo interno come se fosse qualcosa di separato da sé. Questo spazio intermedio tra soggettivo ed oggettivo e, in definitiva, tra mondo interno e mondo relazionale esterno, diventa uno spazio di crescita, di comprensione e di elaborazione della propria esperienza, uno “spazio transizionale” (Winnicott, 1961) a disposizione del soggetto.


2: “Dottoressa Ciufalo, in alcuni suoi commenti a riguardo dei burattini e del loro meraviglioso percorso che ha creato con i pazienti, si nota in modo evidente come la creazione dei burattini stessi dona una certa identità al problema che sta all’origine. Mi racconta come nascono tali burattini e quali sono le persone alle quali ha destinato tale cammino?”
L’arteterapia con i burattini permette alla persona:
- di esprimere il proprio mondo interno attraverso simboli, immagini, colori e materie prime;
- di contrastare la tendenza ad esprimere in forma somatica tutta una gamma di emozioni e vissuti negativi, compresi vissuti ansiosi e depressivi; ciò attraverso l’offerta di un canale comunicativo alternativo e complementare al linguaggio verbale, che offra la possibilità di sopperire al deficit di simbolizzazione di tali soggetti;
- la sperimentazione di nuovi modi di relazionarsi con se stessa, gli altri e i gruppi di riferimento: ciò attraverso la mediazione del burattino, inteso come personaggio che agisce, si esprime e si evolve all’interno di un contesto narrativo e di dialettica continua con se stesso e il mondo circostante.
Non si può indicare un percorso standard di arteterapia con i burattini, ugualmente valido e applicabile in ogni contesto: ciò perché ogni gruppo di persone ha delle caratteristiche cliniche diverse. Sta all’abilità del terapeuta individuare quello più idoneo per quel determinato gruppo poiché ogni gruppo di arteterapia è diverso dall’altro. Di seguito si riportano le fasi di uno dei diversi percorsi attivati nel corso dei dieci anni di esperienza clinica.
 I  Ogni  persona  viene  invitata a rappresentare graficamente (attraverso l’utilizzo di colori a tempera e fogli) un soggetto/tematica di proprio interesse.
II Ogni componente del gruppo realizza un burattino (con legno, das, stoffe, lane, bottoni o altro materiale disponibile).
III Il prodotto grafico realizzato in precedenza serve da spunto per inventare un racconto: ogni persona inventa una storia sulla base di ciò che ha raffigurato e del burattino realizzato.
IV I burattini vengono utilizzati per drammatizzare il racconto. Saranno i componenti del gruppo ad occuparsi dell’attribuzione dei ruoli e dei personaggi.
A queste fasi ne va aggiunta una quinta (V), imprescindibile e trasversale a tutte le restanti quattro, di commento e condivisione dei vissuti.
Da dieci anni utilizzo la tecnica dell’arteterapia con i burattini  nei percorsi formativi, in gruppi composti da persone che vogliono, attraverso l’arte, ri-scoprire delle parti nascoste di sé, nelle scuole, nelle case di riposo, nelle comunità per pazienti psichiatrici, nelle carceri


3: “Se facciamo un breve viaggio storico dal periodo dell’Illuminismo in avanti, la mente e in genere l’aspetto intellettivo hanno avuto una sorta di privilegio rispetto all’atto creativo. L’arteterapia si riappropria della creatività, della fantasia: come commenta tale mia affermazione?”

Fin dall’antichità la storia delle arti creative si è spesso intrecciata con quella della salute mentale. Gli antichi Egizi incoraggiavano le persone affette da disturbi mentali a “perseguire interessi artistici e frequentare concerti e balletti”.
E’ nel XX secolo che vennero mossi i primi passi verso l’arteterapia, intendendo l’opera artistica come l’espressione delle parti profonde dell’individuo. Dal 1950 l'arteterapia iniziò ad avere un suo peso nella cura della malattia mentale, inizialmente come terapia individuale, per poi successivamente espandersi  al gruppo, orientandosi verso metodi di espressione non verbale. Margaret Naumburg, psicoanalista e seguace di Freud, è considerata la fondatrice dell’Arteterapia in America (Art Therapy), e scrive: “il processo dell’arteterapia si basa sul riconoscere che i sentimenti e i pensieri più profondi dell’uomo, derivati dall’inconscio, raggiungono l’espressione di immagini, piuttosto che di parole”. Le immagini esprimono i conflitti che in questa nuova forma di espressione artistica diventano più comprensibili, e quindi più facilmente risolvibili. Ciò che gioca un ruolo importante nel processo  è la relazione terapeuta-paziente e il prodotto artistico diviene lo strumento che rafforza tale relazione. Nel XX secolo cambiano le arti, in maniera analoga a quanto avviene nel romanzo, passando da una realtà oggettiva del XIX secolo ad una realtà soggettiva. Il focus diventa l’individuo; vi è una riappropriazione del soggetto, del suo mondo soggettivo, della realtà delle cose che la persona porta dentro di sé. Nell’arteterapia il soggetto esprime la sua realtà interiore soggettiva.


4: “So che lei è un’estimatrice del noto Giorgio Faletti. Vorrei proporle un suo aforisma: “Le cose non sono così semplici, non lo sono mai state. Scegliere la strada più facile è solo un modo poco più onorevole per fuggire”. Vuole porre un suo parere e come nasce tale suo legame?”
Sicuramente fare arteterapia con i burattini non è così semplice, per quanto lo possa sembrare, soprattutto se la si fa con gli adulti poiché in Italia il burattino è confinato ad un pubblico infantile. Se non si ha la giusta padronanza dello strumento, si finisce infatti con l’essere ridicolizzati. Ricordo quando sette anni fa in una comunità terapeutica un paziente mi disse: “Sono finito a fare i burattini, ho sempre spacciato sostanze, se mi vedessero quelli della piazza!”. In un percorso clinico, solo dopo aver creato l’alleanza terapeutica con il gruppo si ha la strada in discesa: non è affatto semplice se non si possiede un’adeguata formazione e professionalità.
Faletti è il mio artista di riferimento perché è poliedrico, e chi fa arteterapia con i burattini deve essere una persona poliedrica in quanto deve saper scrivere, dipingere, suonare…
Dal libro “La piuma”, opera postuma di Giorgio Faletti, è nato, uno spettacolo di teatro d’ombre e burattini denominato “La piuma… e il suo viaggio”. Per questo progetto sono stati attivati cinque percorsi di arteterapia che hanno coinvolto: bambini delle scuole primarie, anziani residenti nelle case di riposo, persone con disagio psichiatrico, persone del territorio astigiano, detenuti ed ex detenuti. Ogni realtà sociale si è occupata di aspetti diversi (realizzazione del copione, dei burattini, delle ombre, delle scenografie) ma tutti i gruppi avevano lo stesso denominatore: la ricerca della speranza e la forza interiore del cambiamento. I risulti sono stati più che positivi: il progetto ha funzionato, e sta ancora crescendo, perché la speranza non muore ma continua a crescere. Con la Compagnia “In Volo” stiamo “portando” lo spettacolo in dieci carceri Italiane.
 “La piuma” è una favola morale che rappresenta in maniera semplice e diretta, e proprio per questo con esiti di grande efficacia, temi e argomenti che toccano la condizione umana e la definiscono nella sua essenza.


5: “Mi darebbe un’anticipazione dei suoi eventi futuri?”
Lo spettacolo “La piuma e il suo viaggio” sarà rappresentato all’interno delle carceri italiane per portare la speranza nei luoghi chiusi. Portarla, con umiltà, bussando prima di entrare, e chiedendo se qualcuno è interessato a guardare un po' di cielo, laddove si è invece portati a pensare che non ci sia abbastanza spazio per l'azzurro e per il vento.
Nell’autunno saranno presentati i lavori svolti nei diversi laboratori di arteterapia, tra cui Tigro, un grande pupazzo (alto tre metri), attraverso dei flash mob all’interno delle città coinvolte.
Stiamo lavorando alla realizzazione del museo dei burattini e delle figure animate realizzate in dieci anni di esperienza di arteterapia nei diversi contesti sociali.
Sempre in autunno sarà presentato il nuovo spettacolo di teatro fisico con i piedi “Il gioco della vita”, un progetto realizzato con l’Associazione “La Brezza” e i detenuti della Casa di Reclusione di Asti.
A dicembre sarà pronto lo spettacolo “La vera storia dell’uomo Fiammifero” nato nelle case di riposo e nelle scuole del territorio.
Si lavorerà alla VIII Edizione del Teatro GenerAzione, un teatro dove diverse generazioni lavorano insieme per creare delle “azioni” teatrali.
E’ prevista l’uscita del libro: “L’arteterapia con i burattini nelle case di riposo”. Inoltre, a Giugno si allestirà una mostra di quadri realizzati con materiali plastici come il silicone e il poliuterano, che rappresentano i temi delle fiabe dei fratelli Grimm e… abbiamo in programma tantissimi altri eventi!

6: "Il suo mondo artistico si delinea con una profonda intuizione e molte sue opere, sono create con materiale di recupero, ponendo in risalto una sorta di soffio generatore di vita. Come nasce il suo gesto pittorico? E' solita associare dei sentimenti al suo gesto pittorico oppure un percorso artistico più intuitivo?"


R: La vita è già presente in ogni fase del processo creativo, anzi sicuramente lo precede. I materiali di riciclo sono già profondamente intrisi di elementi vitali. Il mio ruolo è quello di dare forma ad essi, far sì che ri-acquisiscano consistenza, 
ri-trasformando il soffio impalpabile della vita in immagini ben ri-conoscibili e percepibili dai sensi. Il sentimento è certamente l’elemento unificante di tali processi. 

mercoledì 27 settembre 2017

Anime artistiche complementari

L’allegoria metafisica di Paola Paesano

A cura di Silvia Ferrara

Paola Paesano nasce a Napoli e dopo aver vissuto per un periodo a Bari, si trasferisce in provincia di Caserta dove ancora oggi risiede. Dottoressa in Medicina Veterinaria, da molti anni lavora in “Terra di Lavoro” ove si nota la sua singolare capacità nel dipingere animali con un raro “guizzo artistico”, creando particolari che conducono il pubblico alla ricerca di messaggi intimistici.
La pittrice è inoltre “Maestra di Arte Presepiale” e il suo messaggio va oltre la semplice raffigurazione degli animali e in particolare la bufala ma tale rappresentazione assume un carattere allegorico. L’animo degli animali è immenso: una frase famosa di Fernando Pessoa descrive in modo appieno il loro affascinante mondo. “L’uomo non sa più degli altri animali, ne sa di meno. Loro sanno quello che devono sapere. Noi no”.
Paola Paesano propone lavori che raffigurano principalmente delicati animali e attraverso pennellate sicure e raffinate, racconta atmosfere intessute di mistero. L’artista denuncia al mondo un disagio sociale e descrive il desiderio di porre in evidenza il “riascoltare” i bisogni della natura, della terra. Ciò che ho potuto notare guardando i “ricercati” lavori della Paesano è come desideri andare oltre un messaggio colmo di sentimentalismo per creare un dialogo con la terra, e con tutto ciò che svela una forte vivacità compositiva.
Le pongo volentieri alcune domande:
1: Dott.ssa Paesano, come nasce il desiderio di porre in evidenza il suo contatto passionale con la terra e con la natura in genere? Mi descrive come definisce tale legame?
R: C’è un forte ed intenso legame con la terra, e la natura, e aldilà della frequente rappresentazione della Bufala (animale da me dipinto come icona) sottolineo tale legame cercando di allontanarmi un po’ dalla solita dissoluzione quotidiana del web per porre al centro delle mie opere una centralità del rapporto fra l’uomo e ciò che lo circonda.


2: Un noto aforisma di Kahil Gibran così descrive la “terra”: “Non dimenticate che la terra si diletta a sentire i vostri piedi nudi e i venti desiderano giocare con i vostri capelli”. Come commenta tale citazione e qual è il suo personale messaggio?

R: Sono d’accordo con tale citazione di Gibran, quando dipingo desidero comunicare al pubblico anche un messaggio di eternità e di eterno contatto con la terra medesima. Proprio la natura quindi diventa motore di una fantasia recondita, la percezione di un sogno mai realizzato

3: Il ritmo cromatico e compositivo è molto suggestivo, dà voce a presenze immateriali ove il soggetto della bufala, raffigurata con leggiadria e rara bravura, costituisce un simbolo allegorico del mondo contemporaneo. Come nasce tale sua passione per gli animali?
R: Ho lavorato in aziende zootecniche e strutture di macellazione, ora in esercizi alimentari, particolarmente in caseifici. Cerco di combattere le provocazioni che  il mio territorio subisce anche ad opera dei media che amplificano le notizie negative riguardanti la filiera . La bufala mi ha da sempre interessato e attraverso il progetto “Profumo di Bufala” ho potuto sottolineare in maniera più ampia di un disagio sociale e personale e questo attraverso la rappresentazione artistica della bufala alla quale viene data voce.

4: Ho potuto notate che nel corso del suo cammino artistico, ha partecipato ad esposizioni di notevole pregio, mi può svelare i suoi programmi futuri?
R: Ho partecipato e continuo ad esporre ad eventi ove il Prof.Vittorio Sgarbi ha notato le mie opere e ha mostrato un grande interesse. Ha commentato i miei quadri, complimentandosi e dandomi un suo parere. Il mio cammino è comunque in crescita.


5: Vorrei sottolineare come le sue opere costituiscano un racconto di quotidianità ma anche di di allegorie metafisiche. Sono opere d’animo?

R: L’animo è tutto, ha una grande importanza secondo me nell’arte: ogni mia opera infatti nasce dal più profondo locus dell’animo per cercare di far riflettere chi la osserva, per far capire quanto sia importante ciò che ci circonda e quanto stiamo danneggiando il tutto.


lunedì 25 settembre 2017

Il viaggio emozionale di Alsa

Un singolare estro creativo 

A cura di Silvia Ferrara

Alfredo Saviola, in arte Alsa, è nativo di Viadana, in provincia di Mantova. Figlio d’arte, sia in campo professionale che artistico: ho avuto la fortuna di recensire tale artista poco tempo fa ed ho intuito nel corso dei vari confronti “interloquiali” come nel suo gesto pittorico sia presente un raro impeto che pone sul medesimo piano tocchi più armoniosi, altre volte più contrastanti.
Il suo astrattismo è permeato da attimi del più etereo figurativo e costituisce un viaggio verso una meta infinita ove si ha bisogno di riflettere sul proprio animo. 
Ho potuto notare, nella sua più recente produzione pittorica, come Alsa abbia sviluppato la capacità di equilibrare un gesto più riflessivo, con uno più istintivo: fa intuire che nel corso degli anni sia nata la necessità di esternare un sentimento che definirei espressionista, al limite di una pulsione che pare richiamare l’action painting. Si avverte dunque una nuova maturità che fa capire come la sua passione per l’arte sia imprescindibile da un suo personale sentire. 

A proposito di tale sua evoluzione, desidero porle alcune domande: 

1: Alfredo Saviola, lei è un artista senza dubbio in continua evoluzione, mi può spiegare come nasce la “non-sacralizzazione” del figurativo anzi un “destrutturare” l’opera stessa per “donarla” all’occhio del pubblico con un’esplosione di tocchi molto gestuali? 

R: Nelle mie opere non esistono né sacralizzazioni né blasfemie. Cerco di offrire al pubblico il mio ancestrale desiderio di esternare in modo anche primitivo cio' che provo in quel determinato momento.


2: Il soggetto, raffigurato a volte seguendo un primordiale Robert Delaunay si allontana da una dimensione visibile, per unirsi a geometrie plastiche alla ricerca di molteplici emozioni. Come definirebbe la sua arte? 

R: La mia arte e' semplicemente istintiva. Quello che non riesco ad esternare a parole cerco di esprimerlo attraverso le mie opere.



3: Mi racconta brevemente la sua tecnica e cosa sente quando nasce una sua opera?

R: La mia tecnica e' una sorta di alchimia tra street art, artbrut e astrattismo. La nascita di un'opera e' semplicemente frutto d'istinto e quindi di sensazioni diverse. Ogni volta che dipingo e' come se fosse la prima volta.


4: Le atmosfere da lei descritte sfociano talvolta nel desiderio di stupire il pubblico con tocchi ricchi di un intenso estro creativo. Esiste un quid spirituale nelle sue opere?

R: Per quanto concerne la creativita' delle opere astratte non esiste spiritualita'ma solo introspezione, mentre nelle opere figurative cerco di trasmettere la spiritualita' che da tempo si e' persa in molti di noi; ovviamente l'interpretazione e' sempre soggettiva, ed e' per questo che le mie opere sono prive di titolo.



5: Mi pare che molte sue opere, di certa appartenenza informale-espressionista, costituiscano il punto di partenza per un ulteriore cambiamento e ricerca? Come commenta a tal proposito?

R: Sicuramente qualsiasi tipo di arte evolve seguendo la nostra interiorita'e non esiste un punto di partenza, anzi e' la concretizzazione di un cambiamento gia' avvenuto.


domenica 17 settembre 2017

Un'arte emozionante

Il messaggio dualistico di Francesca Bazzani

A cura di Silvia Ferrara

Quando si entra nel mondo di Francesca Bazzani, si rimane affascinati da come interpreti con passione il mondo dell’arte.  A tal proposito desidero porre un aforisma che a mio parere si avvicina al suo fantastico mondo: “L’artista è un ricettacolo di emozioni che vengono da ogni luogo: dal cielo, dalla terra, da un raggio di sole, dall’anima”.
Questa citazione del famoso Pablo Picasso descrive in modo appieno l’arte di Bazzani proiettata verso una sorta di armonizzazione con il creato. I Processi  di ricerca dell’artista, sono infiniti e il perpetuo indagare sull’animo con le sue mille sfaccettature regala all’opera stessa un’energia e un raro ritmo compositivo. Il quadro ad un certo punto “fuoriesce dalla cornice” per donare al pubblico una sensazione di tridimensionalità, creano vortici atemporali colmi ora di tratti più armonici ora più diseguali.
Ho potuto notare come le raffigurazioni della pittrice costituiscano, oltre ad un elogio ed un trionfo dei tocchi medesimi, anche l’incipit dal quale nasce una sorta di amplificazione del pathos più recondito: l’emozione trionfa sulla ratio e la sua ricerca artistica trasmette un vivace dibattito tra momenti più istintivi ed altri più di riflessione.


Le pongo, sig.ra Bazzani, qualche domanda:

1: Le sue opere creano un interessante connubio tra l’arte pittorica e l’Ars poetica: la vivacità segnica richiama atmosfere talvolta oniriche. Come commenta a tal proposito?

R: "Poesia e “pittura” comunicano con linguaggi differenti, non cercherei connubi in questa direzione, non nei miei lavori.  Qualsiasi genere di evocazione o sollecitazione dell’immaginario ha il tempo, la durata, dello sguardo dello spettatore e al suo rapporto rispetto all’opera d’arte in quel momento. All’artista forse tocca, ma mai necessariamente,  guidarlo". 


2: Come definisce il rapporto con l’Arte? C’è un messaggio dualistico che coinvolge sentimenti contrastanti?

R:"Credo che la piega assunta dalle più recenti avanguardie artistiche abbia dimostrato che non  ci si debba sempre rivolgere all’arte in cerca di contenuti o messaggi. Se l’arte è o potrebbe essere una finestra sul mondo tocca allo spettatore decidere se soffermarsi a guardare fuori, o guardare il vetro".


3: Il linguaggio pittorico da lei espresso, abbraccia un simbolismo tale da “animare lo spirito” di chi le guarda, è presente una sorta di panteismo simbolico. Se è d’accordo cosa dice a tal riguardo?


R:"Credo più che altro che si tratti di giocare con lo spettatore: negli ultimi lavori ho accostato elementi del quotidiano, come una tavola imbandita, a soggetti contrastanti ad essi:il cuore nel piatto, il cervello in scatola ecc. L’intento è forse quello di accomodare lo sguardo attraverso elementi familiari e riconoscibili, dettagli minuziosi che invitano ad avvicinarsi per poi stravolgere il realismo apparente con soggetti del tutto fuori luogo".


4: Predilige il genere figurativo oppure pensa di intraprendere una via più tendente all’informale?


R: "Il genere figurativo è quello che sento più naturale e immediato, ho sempre ritenuto l’informale una corrente sulla quale spesso si è fatta molta confusione".


5: Esiste un “focus” su cui basa le sue composizioni artistiche oppure i suoi splendidi lavori nascono in modo istintivo, secondo i ritmi dell’animo?



R: "Non vi è nulla di istintivo nel  mio percorso,  seguo attentamente la riproduzione degli oggetti e la composizione degli spazi. Fare e disfare credo sia parte della mia ricerca di un metodo per avvicinarmi sempre di più al realismo".

lunedì 26 giugno 2017

Un'espressiva chiave pittorica

L’empatia nei volti di Viti

A cura di Silvia Ferrara

Una famosa frase di Amedeo Modigliani identifica l’importanza assoluta del volto e fa capire  come il tocco artistico di Alberto Vittorio Viti sia raro, colmo di un’intensa espressione. “Il futuro dell’arte è nel volto ….Picasso come fa a far l’amore con un cubo?”.
Già ai tempi del noto Modigliani e ancor prima il volto è sempre stato considerato una bella ed espressiva forma d’arte.
Viti ha seguito un percorso piuttosto poliedrico ove le atmosfere che richiamano i visi dipinti inducono il fruitore in un cammino di contemplazione espressiva colmo di lirismo.
Alberto Vittorio Viti ha un percorso artistico piuttosto ricco di studi e di successi personali: dal 1990 Viti si dedica a studi differenti con buon esito e fra questi il Centro Studi Musicali, consegue la laurea al Dams e la Facoltà di Scienze della Formazione con indirizzo cinema. Segue lezioni di Batteria, Percussione e pone in evidenza la sua passione per la recitazione, il doppiaggio e la dizione. Dopo gli studi presso l’Accademia delle Belle Arti in Torino, partecipa a concorsi e premi ottenendo importanti riconoscimenti.
Ogni esposizione evoca una sorta di configurazione artistica avvolgente, in una prospezione che si allontana da rigidi intellettualismi per immergersi in un’immensa interiorità ricercata.
Ho potuto notare come nelle opere dell’artista non sia presente una sorta di tensione pittorica anzi emerge con forza un messaggio comunicativo che fuoriesce dall’opera con empatia. Le sensazioni che nascono in ogni arte da lui seguita, testimoniano una sua grande professionalità e la presenza di uno stile del tutto personale.



Le pongo qualche domanda per conoscerla un po’ meglio:





1: Quando si guardano le sue opere, penso ad una citazione del famoso studioso Adler: “Vedete con gli occhi di un altro, ascoltate con le orecchie di un altro, sentite con il cuore di un altro”. Tale aforisma si allontana da ogni tipo di retorica per porre in risalto una forte empatia tra il fruitore e il quadro: è d’accordo con me e se si come nasce tale processo dinamico e senza dubbio armonico?”


R: Si sono assolutamente d’accordo. Ritengo che questa visione di Adler renda al massimo il significato di empatia, ovvero quella di allargare la propria esistenza e capacità personale, per accogliere quella dell’altro, il fruitore, creando uno spazio genuino e simbiotico.
Ed è proprio grazie a questo processo di interscambio che si mantiene comunque la propria autonomia e libertà, uno scambio equo di parti, dove però non viene a mancare mai la originale ed innata identità, in modo che si possa ottenere un reciproco arricchimento, una crescita non solo comune ma anche personale. E’ qui che si palesa quel processo armonioso e dinamico delle parti. Un “do ut des” che senza complicità, umiltà e voglia di darsi verrebbe a mancare.



2: “Come ha vissuto nel corso degli anni questa sua poliedricità nelle molte esperienze professionali e come sono nati orizzonti artistici così differenti ma così iconici e di molteplici tendenze?”
R: Ho convissuto sempre in maniera allegra e spensierata questa mia “poliedricità”, sin da bambino. Quel fuocherello che ardeva dentro di me mi ha spesso portato ad una visione molto curiosa del mondo, specie quello artistico. Musica, disegno, recitazione, canto sono tutte attitudini e passioni che non sono mai state in conflitto tra di loro anzi, ognuna alimentava l’altra, anche se in periodi diversi della mia vita o durante percorsi personali, fatti anche di tanti altri impegni extra artistici, ma che mi hanno portato a riflettere su quello che avrei voluto diventare "da grande”.  Nei fatti e nei dettagli ci sarebbe molto, troppo da raccontare e raccontarsi, ma per non tediare oltre  il lettore (ricerca empatica anche questa), potrei sintetizzare che il risultato di quello che sono oggi (e di quello che vorrei essere un domani), è davvero stato il frutto delle mie scelte.
 Uno "sliding doors” naturale ma mai sofferto, un concatenarsi di azioni-reazioni che mi hanno portato, nel mio crescere anche a livello affettivo-comportamentale, al voler per esempio abbandonare lo studio del clarinetto per un sopraggiungere di un animo sempre più “rock” e ribelle, portando il mio interesse verso la batteria e le percussioni, dal passaggio dalla recitazione teatrale, ad un approfondimento su come utilizzare il mio timbro di voce con studi di doppiaggio, o anche solo dal semplice ricordo dei tanti disegni che facevo da bambino fino a riprenderne, molti anni dopo ma con lo stesso identico ed immutato entusiasmo, la produzione, tramutandola in quella che oggi è la mia attività in cui focalizzo tutta la mia attenzione e passione : il disegno appunto e la pittura.
Sembrerebbe banale e scontato spiegare come siano nati questi molteplici orizzonti artistici, affermando che sono, o meglio, che li sento innati dentro di me. Ma è proprio cosi: disegno da quando ho avuto la capacità di tenere una matita in mano e già verso i 4-5 anni ho dei ricordi nitidi di me all’asilo in cui mi applicavo meravigliandomi come potesse la mia mano riprodurre su foglio quello che i miei occhi vedevano.
Canto e recito dalla più tenera età, anche li: un percorso fatto di imitazioni scolastiche e di sberleffi canori: pur di far ridere i miei compagni ero pronto a farmi sgridare dalla maestra o dal professore di turno. L’esibizione, la voglia di mettersi in mostra, un pizzico di egocentrismo e perché no, di vanità, hanno sempre fatto di me una persona piuttosto eccentrica in tal senso. Quella voglia e quel desiderio innato di sentirmi dire che ero bravo. Non importa in quale espressione artistica essa fosse.
Per questo ogni mia inclinazione creativa non ha mai cioccato l’una con l’altra, ma anzi si sono rafforzate fra di loro col tempo!




3: “La ritrattistica è uno dei cammini artistici da lei più perseguito recentemente e tale mondo pittorico rappresenta un sublime universo volto alla riflessione. Come nasce tale sua passione per i visi di personaggi più o meno noti e qual è l’incipit dal quale nasce il suo tocco?”


R: “Dunque, io nasco ritrattista e..”
Questa è l’introduzione che faccio sempre quando mi si chiede di presentarmi, di raccontare di me e di come sia nata la mia passione per questa branca dell’arte pittorica.
La ritrattistica, la voglia di riprodurre volti, era evidente in me sin da ragazzino: mi cimentavo nel copiare, o meglio, nel caricaturare i volti più espressivi che incontravo nel mio cammino: volti di parenti, foto di personaggi noti, visi che ispiravano la mia curiosità, il mio estro.
Solo dopo molti anni però ho intrapreso quella che potrei definire la strada della ritrattistica iper realista. O almeno il tentativo sarebbe quello. Il desiderio di riprodurre fedelmente, quasi in maniera maniacale, i tratti di un volto, maschile o femminile che sia, giovane od anziano, o anche musi di animali. Cani e gatti in primis. Durante questo mio cammino artistico, tutt’oggi cerco anche di esprimermi con altri stili, mezzi e differenti soggetti o punti di vista, ma il ritratto sarà sempre il mio genere più gradito: nasco ritrattista, è vero, e voglio morire ritrattista!
Cogliere l’anima della persona ritratta, dargli vita è uno degli obiettivi che, secondo me, ogni ritrattista dovrebbe farsi carico. E se gli occhi sono l’espressione dell’anima, è proprio da li che inizio a disegnare i miei ritratti: dargli vita è il modo per rendere l’artista immortale, come già sosteneva Foscolo nei suoi Sepolcri: il veicolo questo per l’accesso alla vita eterna.




4: “Alcune volte in modo errato ho letto che l’arte figurativa viene oggigiorno considerata un qualcosa di “già visto” . Come risponderebbe a tale mia provocazione con un suo commento?”



R: Darò una risposta secca e provocatoria alla questione del “già visto” nel figurativo:
“Non giudicare e prova a farlo (anche) tu”..





5: “Mi può svelare i suoi programmi futuri in campo artistico?”



R: In futuro ho diverse proposte di collaborazioni, sia a livello regionale che nazionale, mostre personali, collettive e vari concorsi. Ogni preciso dettaglio su luoghi e date verrà esposto sia sul mio sito che sulla mia pagina Facebook (da qui il mio invito a seguirmi!).
Tuttavia quello che più mi preme è quello di mantenere questo stesso entusiasmo che da sempre mi contraddistingue, per raggiungere quella maturità artistica personale che mi permetta di scavare nel mio io, affinando e distinguendomi con uno stile tutto mio, senza mai però abbandonare la mia grande passione per la mera copiatura di un volto, la ritrattistica appunto: sfogo naturale questo per abbattere e superare ogni possibile momento tedioso, seppur raro, dell'esistenza.