a cura di Silvia Ferrara
Il dialogo che nasce tra i colori di Irene Pazzaglia è una sorta di pensiero creativo molto originale che da un lato richiama artisti noti, dall'altra rimanda ad una cifra pittorica autonoma.
Nativa di Roma, fin da piccola si appassiona all'arte, studiando poi le opere di grandi maestri; il suo rapporto con la pittura, dopo essersi interrotto riprende con forza.
Dopo la partecipazione a varie collettiva, nel maggio del 2025 organizza la sua prima mostra personale ove il filo conduttore è di certo la maschera, intesa come la difficoltà di essere compresi e accettati per quello che si è veramente. Ogni sua opera crea un percorso, un'attenzione all'identità, sentimentale, sociale e temporale e nel fruitore nascono riflessioni attente.
L'accezione pirandelliana della maschera viene abbandonata per dirigersi verso un ritratto della contemporaneità di forte tenuta morale.
Oso affermare che secondo alcuni aspetti, c'è una vicinanza di idee a Gustav Klimt, ove l'anima emerge come affinità elettiva e si manifesta attraverso tocchi coloristici in bilico con la tridimensionalità. alla ricerca di simboli portatori di significato.
La chiave di lettura è sempre orientata alla riflessione. Le opere di Irene Pazzaglia richiamano la società contemporanea, dei sentimenti che la abitano, delle scelte che ognuno compie seguendo la proprio anima.
Uno degli elementi utilizzati dalla pittrice è quello della maschera, intesa non come sviluppo della concezione pirandelliana ma come la difficoltà di essere compresi e accettati per quello che si è veramente, mentre le persone vorrebbero accontentarsi di un'immagine vuota, senza l'interesse per instaurare un legame empatico e profondo.
La linea che nasce nel suo percorso è chiaramente evolutiva e definita; si crea un viaggio mosso da un simbolismo suggestiva volto ad atmosfere metafisiche.
A tal proposito desidero porle alcune domande:
1: Buongiorno dott.ssa Pazzaglia, ho potuto intravedere nella sua arte una percezione visiva coloristica che tende ad un'accezione più oggettiva; quest'ultima dona all'opera un significato recondito delle forme e dei colori. Se concorde con me, come commenta tale passaggio?
R: Il colore e la forma nella mia pittura hanno una valenza concreta, empirica e oggettiva perchè sono i primi a catturare l'attenzione dell'osservatore. Tuttavia il cromatismo nelle mie opere assolve innanzitutto una funzione emotiva e spirituale, poichè rappresenta la proiezione delle emozioni che i personaggi dei miei dipinti vorrebbero vivere, essendo in realtà costretti ad esistere e a soffrire in un contesto solitario e malinconico.
Per questo dico sempre che l'utilizzo di tonalità sgargianti è inversamente proporzionale al dolore e alle problematiche esistenziali racchiuse nella mia poetica artistica. Le forme, invece, tendono ad esprimere tutta la sofferenza di queste tematiche, sia negli sguardi dei personaggi che nella postura da loro assunta nella collocazione spaziale.
2: Ci sono delle opere in particolare in cui si evince una metafora che porta a trasmettere messaggi che stimolano l'immaginazione e varie emozioni?
R: La mia poetica artistica è piena di metafore e di simbolismi, sono loro il fulcro del mio linguaggio stilistico. In particolare tutte le opere che trattano il tema della maschera, come tutte quelle raffiguranti l'Arlecchino o il Pierrot vogliono scavare nel profondo attraverso il ricorso all'associazione tra concetto e immagine.
L'emozione che voglio maggiormente suscitare è l'empatia, l'identificazione, poichè la maschera, nel mio linguaggio figurativo ed espressivo, non rappresenta la finzione, ma quella barriera che si erge tra noi e gli altri nel momento in cui chi ci osserva si accontenta dell'apparenza, di una visione superficiale ed effimera.
3: Desidero citarle un aforisma del noto pittore Gustave Moreau: "Credo a ciò che non vedo e unicamente a ciò che sento".
Lei si ritrova in questa citazione e come commenta?
R: "Credo a ciò che non vedo e unicamente a ciò che sento". Si, sento affine a me questa citazione poichè nella mia poetica artistica l'introspezione gioca davvero un ruolo fondamentale, spesso le mie rappresentazioni figurative sono concepite per dare vita e attribuire un volto alle mie emozioni, cercando di rendere visibile ciò che è invisibile , in una sorta di epifania cromatica.
Quello che non si vede ma che alberga dentro di noi è il fulcro dal quale prendono vita tutte le mie opere, basate sulla contrapposizione tra apparenza e verità, tra forma ed essenza, tra superficialità e interazione profonda.
4: Nell'opera "Amore tra maschere" vengono accostati colori vividi e sgargianti per raccontare personaggi drammatici. Le due persone si amano ma non possono stare insieme rivelandosi alla luce del sole.
Come descrive approfonditamente la forza vibrante del colore, e la sua magia luminosa?
R: "Amore tra maschere" è un dipinto che cela uno strappo lacerante, la storia di una separazione non voluta ma inevitabile. La forza vibrante del colore grida, strilla con disperazione, mostrando nelle sue tonalità sgargianti tutta la gioia che i due innamorati avrebbero voluto poter vivere ed esprimere e che invece è stata loro negata.
Questa è l'opera in cui maggiormente si fa sentire il contrasto tra l'allegria del colore e il dolore di una dimensione cieca, intrappolata nel buio del segreto e della finzione.
Amore tra maschere
acrilici su tela, cm 80x100, 2018
5: C'è un'altra opere che ci vuole descrivere?
R: Un'altra opera che vorrei brevemente descrivere è "L'ultimo Carnevale". Anche qui ovviamente ritroviamo il tema della maschera, ma la drammaticità e la tristezza del tema trattato sono espresse, più che dal cromatismo acceso e stridente, dalla malinconica espressione di Pierrot, personaggio intrappolato nella fittizia allegria di un Carnevale che non gli appartiene e che contrasta con la sua immensa solitudine e con il senso di vuoto che gli allarga l'anima.
L'Ultimo Carnevale
acrilici , cm 80x60





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