mercoledì 28 ottobre 2026

Le preziose creature di Rosamaria Lo Bue

 a cura di Silvia Ferrara


Il percorso artistico di Rosamaria Lo Bue è molto ricco; in passato ho già avuto la possibilità di intervistarla e nel frattempo il suo bagaglio pittorico è diventato vasto e approfondito. 

Comunque qualsiasi sia la sua tecnica, quando mi sono trovata davanti ad un suo quadro, ho avuto l'espressione che respirasse. Un celebre aforisma di Pablo Picasso richiama di certo la sua arte; "L'arte scuote dall'anima la polvere della vita."

Ed è proprio questo che succede quando si guarda una sua opera: "Si avverte il respiro dell'anima".

Rosamaria Lo Bue, dopo l'incontro con Soffiantino, capisce che dipingere è parte integrante della sua vita, fa inoltre parte degli allievi del maestro Davide de Agostini e di Angela Betta. 

Successivamente incontra il prof. Vannella al Circolo degli artisti di Torino e scopre i segreti dei paesaggi montani a carboncino. Inoltre Lo Bue segue workshop con Andrea Gammino, disegno, tempera e olio con preparazione dei colori con vari pigmenti alla Pinacoteca dell'Accademia Albertino delle Belle Arti. Il suo cammino artistico è ricco di premi e partecipazioni a collettive di notevole prestigio. 

La qualità della sua arte, soprattutto nei suoi ultimi ritratti è la qualità dell'evocazione; le raffigurazioni dei suoi soggetti sono immagini abitate da presenza misteriose, provviste di fascino e calore-

Alcune figure appaiono più nette mentre altre sono più enigmatiche per farci ricordare alcuni passaggi surrealisti e metafisici. Tali sagome non ci appaiono come proiezione psicologiche di un io un pò triste, anzi ogni tocco dell'artista desidera trovare un'immagine riconoscibile, come se fosse un'apparizione netta e precisa, accarezzate dalla luce che propone varie trame cromatiche. 

La medesima pittrice afferma: " Sono alla ricerca di nuove ispirazioni, e modi per esprimere la mia creatività. La mia passione per l'arte mi porta a esplorare diversi stili e tecniche". 

A tal proposito desidero porle alcune domande: 


1: Rosamaria Lo Bue buongiorno e benvenuta. Una citazione del noto Paul klee dice; " L'arte non riproduce ciò che è visibile ma rende visibile ciò che non lo è". Si parla dunque dell'anima artistica. Come accosta questa espressione e come commenta? 

R: Nei miei quadri ci sono elementi contrastanti come luci ed ombre, che simboleggiano il passaggio dal visibile all'invisibile.  


2: Le sue opere più recenti si avvicinano ad un figurativo "finito" ove si dà prevalenza ad un'esecuzione che segue linee quasi caravaggesche, ove si intravede la fame di oggettività. Come commenta a tal proposito? 


R: Il mondo vuole l'arte veloce, consumabile, che fa "wow"  in due secondi su un telefono. La mia arte è lenta. Arte che chiede di fermarsi , Che mette il cuore in gola mentre la dipingo. 


3: Lei ci sottolinea tre modi per descrivere la sua passione per l'arte"Intensa. E' un pezzo del mio cuore, ci ho messo dentro la voglia di libertà artistica. Tenerezza. E' lei che oggi mi guarda e mi ricorda chi sono. Orgoglio. Con quegli occhi ho imparato s dipingere l'anima, non solo il volto. 

Di fronte ad una delle sue opere preferite si trova una vertigine lucida che alcuni aspetti della vita contemporanea riescono a determinare nell'osservatore piu smaliziato. Cosa ne pensa?


R: Un quadro che porti dentro merita parole che gli somigliano: Intensità, tenerezza e Orgoglio. 


4: Come dicevo prima Rosa maria Lo Bue ha conseguito nel suo ricco percorso artistico molti premi e riconoscimenti. Mi ha menzionato quello di Spoleto Art Festival. Ce ne vuole parlare? 


R: Una grande emozione. Era il il 2015 e un giorno una bravissima critica d'arte Silvia Ferrara mi chiese di partecipare ad una collettiva a Settembre nella città che amavo e amo molto, Spoleto. Dissi di si. 

Dopo qualche giorno mi telefonò dicendo che mi volevano a Spoleto Festiva Art dove insieme ad altri bravissimi artisti fummo premiati da importanti personaggi dell'arte. 


5: Concludo le domande con una mia citazione "L'artista sa raccontare senza mai esasperare" . Come commenta? Che cosa le fa provare l'arte?


R:L'arte è come una linfa vitale, ci permette di far emergere ciò che abbiamo represso dentro di noi sia il dolore ma anche le gioie. 



                                            Signora mia 

                                            olio su tel , cm 40x40, 2026

lunedì 5 ottobre 2026

La linea chiaramente evolutiva di Irene Pazzaglia

 a cura di Silvia Ferrara


Il dialogo che nasce tra i colori di Irene Pazzaglia è una sorta di pensiero creativo molto originale che da un lato richiama artisti noti, dall'altra rimanda ad una cifra pittorica autonoma. 

Nativa di Roma, fin da piccola si appassiona all'arte, studiando poi le opere di grandi maestri; il suo rapporto con la pittura, dopo essersi interrotto riprende con forza. 

Dopo la partecipazione a varie collettiva, nel maggio del 2025 organizza la sua prima mostra personale ove il filo conduttore è di certo la maschera, intesa come la difficoltà di essere compresi e accettati per quello che si è veramente. Ogni sua opera crea un percorso, un'attenzione all'identità, sentimentale, sociale e temporale e nel fruitore nascono riflessioni attente. 

L'accezione pirandelliana della maschera viene abbandonata per dirigersi verso un ritratto della contemporaneità di forte tenuta morale. 

Oso affermare che secondo alcuni aspetti, c'è una vicinanza di idee a Gustav Klimt, ove l'anima emerge come affinità elettiva e si manifesta attraverso tocchi coloristici in bilico con la tridimensionalità. alla ricerca di simboli portatori di significato.

La chiave di lettura è sempre orientata alla riflessione. Le opere di Irene Pazzaglia richiamano la società contemporanea, dei sentimenti che la abitano, delle scelte che ognuno compie seguendo la proprio anima.

Uno degli elementi utilizzati dalla pittrice è quello della maschera, intesa non come sviluppo della concezione pirandelliana ma come la difficoltà di essere compresi e accettati per quello che si è veramente, mentre le persone vorrebbero accontentarsi di un'immagine vuota, senza l'interesse per instaurare un legame empatico e profondo. 

La linea che nasce nel suo percorso è chiaramente evolutiva e definita; si crea un viaggio mosso da un simbolismo suggestiva volto ad atmosfere metafisiche. 

A tal proposito desidero porle alcune domande: 


1: Buongiorno dott.ssa Pazzaglia, ho potuto intravedere nella sua arte una percezione visiva coloristica che tende ad un'accezione più oggettiva; quest'ultima dona all'opera un significato recondito delle forme e dei colori. Se concorde con me, come commenta tale passaggio?

R: Il colore e la forma nella mia pittura hanno una valenza concreta, empirica e oggettiva perchè sono i primi a catturare l'attenzione dell'osservatore. Tuttavia il cromatismo nelle mie opere assolve innanzitutto una funzione emotiva e spirituale, poichè rappresenta la proiezione delle emozioni che i personaggi dei miei dipinti  vorrebbero vivere, essendo in realtà costretti ad esistere e a soffrire in un contesto solitario e malinconico. 

Per questo dico sempre che l'utilizzo di tonalità sgargianti è inversamente proporzionale al dolore e alle problematiche esistenziali racchiuse nella mia poetica artistica. Le forme, invece, tendono ad esprimere tutta la sofferenza di queste tematiche, sia negli sguardi dei personaggi che nella postura da loro assunta nella collocazione spaziale. 


2: Ci sono delle opere in particolare in cui si evince una metafora che porta a trasmettere messaggi che stimolano l'immaginazione e varie emozioni?


R: La mia poetica artistica è piena di metafore e di simbolismi, sono loro il fulcro del mio linguaggio stilistico. In particolare tutte le opere che trattano il tema della maschera, come tutte quelle raffiguranti l'Arlecchino o il Pierrot vogliono scavare nel profondo attraverso il ricorso all'associazione tra concetto e immagine. 

L'emozione che voglio maggiormente suscitare è l'empatia, l'identificazione, poichè la maschera, nel mio linguaggio figurativo ed espressivo, non rappresenta la finzione, ma quella barriera che si erge tra noi e gli altri nel momento in cui chi ci osserva si accontenta dell'apparenza, di una visione superficiale ed effimera. 

3: Desidero citarle un aforisma del noto pittore Gustave Moreau: "Credo a ciò che non vedo e unicamente a ciò che sento". 

Lei si ritrova in questa citazione e come commenta?

R: "Credo a ciò che non vedo e unicamente a ciò che sento". Si, sento affine a me questa citazione poichè nella mia poetica artistica l'introspezione gioca davvero un ruolo fondamentale, spesso le mie rappresentazioni figurative sono concepite per dare vita e attribuire un volto alle mie emozioni, cercando di rendere visibile ciò che è invisibile , in una sorta di epifania cromatica. 

Quello che non si vede ma che alberga dentro di noi è il fulcro dal quale prendono vita tutte le mie opere, basate sulla contrapposizione tra apparenza e verità, tra forma ed essenza, tra superficialità e interazione profonda. 



4: Nell'opera "Amore tra maschere" vengono accostati colori vividi e sgargianti per raccontare personaggi drammatici. Le due persone si amano ma non possono stare insieme rivelandosi alla luce del sole. 

Come descrive approfonditamente la forza vibrante del colore, e la sua magia luminosa?

R: "Amore tra maschere" è un dipinto che cela uno strappo lacerante, la storia di una separazione non voluta ma inevitabile. La forza vibrante del colore grida, strilla con disperazione, mostrando nelle sue tonalità sgargianti tutta la gioia che i due innamorati avrebbero voluto poter vivere ed esprimere e che invece è stata loro negata. 

Questa è l'opera in cui maggiormente si fa sentire il contrasto tra l'allegria del colore e il dolore di una dimensione cieca, intrappolata nel buio del segreto e della finzione. 






                                                           Amore tra maschere 

                                                              acrilici su tela, cm 80x100, 2018 


5: C'è un'altra opere che ci vuole descrivere? 


R: Un'altra opera che vorrei brevemente descrivere è "L'ultimo Carnevale". Anche qui ovviamente ritroviamo il tema della maschera, ma la drammaticità e la tristezza del tema trattato sono espresse, più che dal cromatismo acceso e stridente, dalla malinconica espressione di Pierrot, personaggio intrappolato nella fittizia allegria di un Carnevale che non gli appartiene e che contrasta con la sua immensa solitudine e con il senso di vuoto che gli allarga l'anima. 




                                                            L'Ultimo Carnevale

                                                             acrilici , cm 80x60 


giovedì 18 settembre 2025

Naturalia Artificialia


 

Fili invisibili tra Natura e Artificio

Silvia Ferrara

 

I confini tra natura e artificio fluttuano su fili invisibili, creando un dialogo elaborato; tuttavia per quanto si desideri esplorare l’artificio, la Natura stimola indagini sempre più importanti. Un aforisma del noto Fabrizio Caramagna racconta un po' tale dicotomia: “Il posto nella società ce lo assegnano gli altri. Nella natura ce lo assegniamo noi stessi. Siamo noi che decidiamo che sentiero prendere, con che fiori parlare, su che roccia sederci”.

E proprio su questo mondo creativo ed intuitivo che nasce il percorso dell’esposizione Naturalia Artificialia diretta e curata da Barbara Colombotto Rosso presidente della Magica Torino. La mostra si è inaugurata il 13 settembre 2025 presso il noto Mausoleo della Bela Rosin ed ha visto protagonisti molti artisti di vario genere e non solo; l’esposizione si avvale anche di contributi digitali di artisti internazionali e provenienti da varie scuole grazie alla collaborazione della Fondazione The Plot.

Ho avuto il piacere di porre un paio di domande a Silvia Luciani, una delle studentesse che ha partecipato all’evento e mi ha raccontato come fosse importante per lei attraverso opere visual, donare voce a problemi odierni, come per esempio la violenza di genere.

Mi sono imbattuta poi in 3 opere che hanno rapito la mia attenzione: Rosa Maria Lo Bue espone un quadro ove non solo c’è questo dualismo tra natura e artificio ma i due volti richiamano un mondo di visioni che contrastano tra l’illusione e la realtà senza esasperare né l’una né l’altra. Da un certo punto di vista c’è un’elaborazione dell’essenzialità della vita.

L’opera di Carla Bronzino dona al fruitore la sensazione di avvicinarsi all’universale; le sue contaminazioni tra natura e artificio rimandano ad un procedimento pittorico medicamentoso ove le stratificazioni costituiscono consistenze di pensiero.

L’armonia compositiva è presente nell’opera di Maria Pia Galato Fransos: molto importante è la sua attenzione ai problemi che talvolta nascono nella connessione tra natura e artificio. Avverto in me il desiderio di citare Cezanne : “prima sentire e poi dipingere” e per l’artista è proprio così, l’animo emerge con forza.






lunedì 8 settembre 2025

Oltre L'Inferno

 Una Luce oltre gli Inferi

Silvia Ferrara

 

Inaugurazione “Oltre L’Inferno”, 4 settembre 2025 , mostra personale di Roberto Pino nell’ambito della Rassegna Inferni Contemporanei, presso Palazzo Vittone di Pinerolo.

La formazione scientifica di Roberto Pino sembra essere quasi in disaccordo con l’estrema emozionalità presente nelle sue splendide opere. L’artista inizia a dipingere alla fine degli anni 2000, il suo percorso è ricco di partecipazioni ad eventi pittorici di notevole imponenza e desidero porre in risalto l’ultima sua personale intitolata Oltre l’Inferno , nell’ambito della Rassegna Inferni Contemporanei, nell’aulica cornice di Palazzo Vittone a Pinerolo.

Roberto Pino crea in tale esposizione alcune opere dedicate all’Inferno Dantesco fino ad arrivare ad un inferno più contemporaneo. L’Inferno di Dante è stato rappresentato anche da altri noti artisti del passato e tra i tocchi concettuali di Pino, intravedo il gesto compositivo e libero del famoso William Blake.

Tale poeta, scrittore e pittore era un “visionario”, con uno stile in anticipo sui tempi , proprio come Roberto Pino. (ricordo ad esempio “L’Ingresso dell’Inferno”, una scena veloce e suggestiva di Blake). Percorrendo il cammino di Pino, ho potuto notare con emozione che le sue composizioni materialistiche sono realizzate con intensa “chiarezza espositiva” , creando elementi segnici che percorrono superfici di vario genere, in particolar modo tridimensionali.

L’esplorazione pittorica dell’artista rimanda a movimenti espressionali innovativi che frantumano tradizioni secolari per dirigersi verso nuovi orizzonti. Il suo linguaggio rimane concettuale, istintivo e simbolico che oltrepassa gli Inferni Contemporanei per dirigersi verso luoghi colmi di speranza.










martedì 30 gennaio 2024

Tra tocchi iconici informali

 I Cicli emozionali di Francesco Galifi


a cura di Silvia Ferrara


Un ciclo oceanico fa parte delle opere d'arte di Francesco Galifi, artista poliedrico, autore di circa 200 opere: il protagonista assoluto è il vento che spazza via inutili interpretazioni per lasciar emergere solo alcune sue emozioni. Proprio tali emozioni e un perpetuo gioco di colori dinamici rendono Galifi una stella del mondo pittorico: l'anzidetto gioco di colori appare con grande spontaneità e gioia. 

Vorrei aver Fotografato Francesco mentre dipingeva, sono certa che sarebbe emersa la sua grande estetica onirica,dove l'informale domina sulla dimensione del definito, ove la luce e l'ombra pare dialoghino assieme senza necessitare dei contorni. 

Le tematiche rivisitate dall'artista costituiscono un'intensa miscellanea ove il formale e l'informale si fondono per creare una sorta di estasi pittorica dove i colori e in particolare il blu di Yves Klein appare con forza e preponderanza.

Nell'atto creativo di Galifi non si ha uno scopo preciso , si proclama secondo le espressioni vissute in quel momento; ogni opera tende ad un atto poetico, inteso come elevazione del pensiero intenso, con una ratio esplicativa del sentimento. Galifi dona visioni di sogno componendo un confronto tra lui e il mondo: il suo processo evolutivo si dona con grande gratuità e in diverse sfaccettature. I colori costituiscono una chiave che apre i cancelli del suo universo pittorico di fronte ai nostri occhi: gli accostamenti cromatici rispondono ad una chiara esigenza comunicativa: ogni tonalità è come se urgesse di uscire allo scoperto. 

Nascono metamorfosi di un'esperienza nuova risvegliata che si chiama tela. Sussistono delle opere ove emerge una sorta di fine di ciclo vitale e dove ogni gesto quotidiano lascia spazio al riposo: l'Uomo così placa il proprio animo per ritrovare attimi di pace. 

In molte opere di Galifi sussiste l'intuizione di lasciare libertà di interpretazione allo spettatore: come accennato il mondo informale domina sulla dimensione del definito ove il buio e la luce dialogano assieme. L'artista manipola la dimensione spazio-temporale e sembra voler creare delle istantanee dove il tutto si fonde con una creatività infinita, ove le sue mani giungono al sublime con una forma di schiettezza raffinata. 

L'opera dal titolo "Quetzacoatl"mi ha colpito nel profondo fin dalla prima volta che l'ho vista: ad una prima occhiata sembrava lievemente oscurata, ma si avvertiva la presenza di una vividezza che appariva molto forte, come una gigantesca nube blu carica di energia, scuoteva un luogo in burrasca e una dimensione livida attraversata da un veloce temporale. Le sensazioni sono molte e una volta svegliati da tali emozioni, lo sguardo viene catturato da molti particolari, da tocchi di luce che scendono dal cielo come fossero fiammelle di sole, o comunque di un giallo prezioso come l'oro. 

Aldilà di questa visione alquanto insolita, quetzalcoatl è il nome azteco del dio serpente piumato dell'antica Mesoamerica, fra le divinità per molte civiltà messicane e centroamericane. 

Viene venerato come dio del vento, di Venere, dell'alba, dei mercanti, dei mestieri, delle arti, della conoscenza; ha numerose manifestazione ma assume spesso le sembianze dello spirito del vento. 

Il medesimo Francesco Galifi, pone qualche cenno su tale opere evidenziando come il suo nome significhi serpente piumato, il quetzacoatl azteco corrisponde al kukulkan dei Maya. E' una figura che ricorre in molte culture ma la sua funzione è la stessa, Dei alieni utilizzano il loro genoma mescolandolo a quello degli ominidi degli animali creando prima sottoposti e poi conferendo loro ruoli di comando. (da un testo di Z.Sitchin). 

Ponendo qualche cenno biografico di Francesco Galifi, ricordo che ha partecipato a varie esposizioni e fra queste una personale nel 2008 presso Mortara (Pv), alcune collettive nel 2014 e fra queste Arte Bologna e Torre Branca a Milano. Fra le più recenti, nel 2023 è presente sul sito art-shop gestito dal gallerista Mario Mazzoleni e realizza uno stendardo per il palio della Santa Croce di Mortara (Pv) sempre nel 2023. 





                                             Quetzacoatl
                                             cm 100x100, acrilici e marker su tela

martedì 7 novembre 2023

Un'importante visione interiore

 Una singolare profondità di sentimenti 


a cura di Silvia Ferrara


Dialogando con Emanuela Lo Presti si avverte subito la profondità di sentimenti che l'artista cerca di inserire in ogni suo quadro: lei stessa si definisce visionaria ovvero da una sorta di visione interiore  ecco l'incipit dell'opera e non solo. Emergono simboli molto importanti per lei che racchiudono il quadro in sè. 

Ho potuto con onore e fortuna seguire il percorso di Emanuela ed ho seguito la sua emancipazione da vari schemi tecnici per immergersi in un processo di vivificazione coloristica espressiva. 

Dunque tale processo ha subito vari aspetti ovvero l'anzidetta vivificazione dei colori, la lucentezza e la trasparenza dei suoi tocchi: i soggetti scelti e dipinti con dovizia di particolari richiamano il mare, il regno cetaceo e affermo senza dubbio che i suoi colori sono ancorati alle caratteristiche di un informale piuttosto materico. 

S'intravede in ogni sua opera un tocco spirituale che naviga in un orizzonte di luce. Ogni lavoro di Emanuela Lo Presti richiama un'ipotetica narrazione di viaggi ove appaiono deliziose gocce di memoria e figurazioni frammentate coloratissime. Il colore acquista un valore talmente importante da essere definito iconografico ove sussiste una perpetua ricerca che rimanda a spazi e luoghi metafisici. 

Quando si parla di artista visionaria si tende a confondersi con la soggettivizzazione di esteriorità poetiche, future; invece ciò che ricerca Emanuela Lo Presti è il sè hinc et nunc (qui e ora): un sè che non richiama alla mente uno schema mentale esteriore ma un progetto presente in quell'attimo. La sua attività si orienta anche verso una ricerca a tratti filologica che rimanda ad epoche passate; partendo da quel punto giunge al qui e ora. Tale concetto non rimane fine a sè anzi crea una sostanza meditata che oltrepassa una porta immaginaria: dopo tale passaggio di cromatismi ci si avvicina alla realtà, come se la densità dei colori fosse uno strumento per avvicinarsi alla luce, all'Energia. 

Nell'ultimo periodo Emanuela Lo Presti sta ponendo l'attenzione su un aspetto più olistico e spirituale; sta creando seminari  esperienziali in cui, partendo da una meditazione, si arriva a far emergere ciò che vuole essere dipinto . Ciò si ricollega all'hinc et nunc anzidetto, una sorta di raggiungimento di un contatto tra il visibile e l'invisibile. Una famosa citazione dice: " Quando un numero sufficiente di persone sarà nel flusso dell'evoluzione , trasmettendo sempre energia agli altri, creeremo una nuova cultura, in cui i nostri corpi vibreranno a livelli sempre più elevati di energia e percezione (A-Einstein). 

Emanuela Lo Presti è in continuo fermento e sta partecipando ad alcuni festival e fiere olistiche e in queste giornate espone le sue collezioni, raffiguranti il regno dei cetacei e l'Energia Cosmica creatrice: inoltre propone la sua arte oracolare e trattamenti di riequilibrio energetico con il suono. Tutto ciò rivela l'intensità della sua Essenza. Quanto ancora ci stupirà?




sabato 23 settembre 2023

Un singolare mondo pittorico

 La spazialità cosmica di Roberto Pino


a cura di Silvia Ferrara


Un paio di anni fa, ho presenziato ad un evento a Villa Willy (residenza padronale di Perosa Argentina), la splendida esposizione artistica di Roberto Pino; il percorso compiuto dal pittore si è rivelato colmo di originalità e creatività. In quell'occasione ho infatti accennato ad un Io Creato. 

Durante la sua produzione artistica c'è stata una perpetua estrosità che ha condotto Roberto verso uno spazialismo in connubio con una formalità cosmica. Ogni opera ha donato in tale occasione al fruitore la possibilità di creare una sorta di rielaborazione intensa e visiva e proprio da tale processo nascono emozioni e pensieri divenuti segni e materia. 

Il cammino pittorico ha condotto Roberto Pino in una dimensione dualistica ove il realistico e l'espressionismo informale esplodono con forza: la sua poetica artistica si estende nell'incantevole paesaggio della Sicilia. Il 9 settembre si è inaugurata la sua personale intitolata "La mia Sicilia":le opere sono state esposte presso la Panetteria Galbiata di Perosa Argentina; ogni quadro , cominciando proprio da quello in greco antico Sikelìa  rappresenta il riflesso di una scatola immaginaria colma di emozioni, riflessi vitali, amori. Nel corso degli anni Roberto ha realizzato intense opere dedicate alla Sicilia rievocando le molte emozioni che il luogo gli ha sempre donato. 

Tra esse desidero porre in evidenza Sotto il vulcano un quadro che fa risaltare l'importanza del medesimo vulcano, ritratto degli abitanti; si intravedono sinestesie cromatiche molto singolari create da microsfere coloristiche che fanno fluire un rosso acceso, simbolico. Il messaggio dell'opera richiama anche una sorta di sicilianità dell'artista che conferma di considerare il quadro come un autoritratto. 

L'espressionismo informale astratto di Roberto Pino dona una sorta di introspezione che compie il fruitore immergendosi in questi paesaggi splendidi: cito "Angonia" che in siciliano significa angolo e rimanda al punto di ponente in cui la spiaggia finisce in un 'unica baia e inizia "il capo di Milazzo", la zona più  naturalistica e balneabile. In questo lavoro si avverte un senso di libertà e un abbandono all'emozione che il gesto pittorico riceve nella sua danza, ogni oltre limitazione progettuale. 

La maggioranza di queste opere richiama composizioni talvolta contrastanti , che definisco serenità vertiginose: tale ossimoro descrive pienamente le peculiarità presenti in ogni singolo quadro e si può di certo affermare come il colore costituisca un canale importante attraverso il quale fluiscono i sentimenti e gli stati d'animo, allontanandosi dai tecnicismi dell'arte. 

Un'opera che ha richiamato in particolare la mia attenzione s'intitola Tindari , un lavoro che rimanda ad una meravigliosa località della Sicilia procedendo in direzione di Palermo, prima di Patti: c'è un aforisma da me scritto che rievoca questo quadro "Non nascono fiori così belli e profumati da lasciare estasiati come la vista di un colore, tenue o vivace che sia ". L'opera Tindari è una delle più colme di elasticità creativa e ricorda un panorama composto dalla campagna con gli uliveti, il blu del mare e l'azzurro del cielo: il luogo è rinomato per il Santuario dedicato ad una Madonna Nera che si narra sia stata ritrovata nella spiaggia sottostante al promontorio. C'è poi in direzione ovest del santuario il sito archeologico di cui il teatro è la parte più pregiata. 



Una profonda aura onirica è presente nell'opera intitolata "Quando nasce un amore", un quadro non presente alla mostra personale di Pino ma è una delle ultime raffigurazioni create in Sicilia : come accenna il titolo del quadro, la tematica è dedicata alla nascita di un amore e proprio tra i tocchi coloristici presenti nel cuore, sussiste un intenso processo di vettorializzazione del colore, impartita dall'estro artistico di Roberto Pino. 

E' presente inoltre un atto fortemente esplosivo ed emozionante che coniuga alcuni tratti figurativi con un'imponente elevazione euclidea ; tale composizione è colma di metamorfosi, di certo narra di un sentimento, ma si allontana dalla pesantezza della materialità per dirigersi verso una leggerezza espressiva. 

E proprio in questo passaggio di abbandono ecco emergere una sorta di attività spirituale, considerata come una ricerca di equilibrio tra forme euclidee eteree e l'intensità del colore; ho notato inoltre che il colore giallo è utilizzato di frequente nelle sue opere e in particolare in questa la sua sfumatura evidenzia l'amore, l'energia, la speranza. Oltre all'importanza del colore e dell'amore, si può intravedere la ricerca del Pop surrealismo sempre considerato seguendo l'espressionismo. 


Desidero a tal punto dedicare alcune frasi poetiche a Quando nasce un amore 



Guardo avanti a me questa rosa di sale,

avverto la sua energia 

e sento in me l'amore profondo 

segretamente tra il cuore e l'animo. 


Dentro quel cuore ecco fiorire il giallo, 

nascosto come fosse una luce di fiori,

recondita,

pregiata.


Il mio amore nasce spontaneamente,

con forza, 

senza problemi nè orgoglio,

nasce il mio amore perchè altrimenti non so amare. 


Ho bisogno di quell'amore pieno di sguardi

pieno di parole,

di sogni che abitino i fiori, 

di una magia che mormora all'orecchio

emozioni e colori nuovi.



Ho bisogno di un amore che sia in me

come quando nasce un bambino. 



Ecco alcuni scatti della mostra e dell'opera Quando nasce un amore