martedì 2 maggio 2017

La pittura seducente di Giusi Bergandi

Contrapposizioni perpetue


a cura di Silvia Ferrara


Ho avuto la fortuna di seguire il percorso artistico di Giusi Bergandi ed ho potuto capire come tale pittrice abbia creato un cammino in continua evoluzione ove la tradizione pittorica ha “conquistato” non solo una continuazione del linguaggio artistico ma ha fatto nascere una scelta pittorica integrante verso un’evoluzione perpetua.
Parlando brevemente della sua biografia artistica, Giusi Bergandi vive e lavora ad Ivrea da molti anni: la sua passione per l’arte e la sua curiosità l’ha spinta a sperimentare tecniche differenti e materiali originali.
Recentemente, nella sua fase pittorica più attuale, c’è una disposizione differente della gamma cromatica per condurre la categoria del suo tocco informale verso un figurativo moderato ove il bianco e il nero talvolta diventano protagonisti. E in questa danza ove giochi di “contrapposizione” si susseguono per creare un’arte seducente che spicca il volo oltre una dimensione visibile.
Alcune forme figurative talvolta rimandano a “Modigliani”in quanto la sua visione pittorica è colma di metafore che da un lato si avvicinano ad una primordiale realtà, dall’altro c’è una visione surreale che apre finestre su mondi lontani.

A tal proposito desidero porle qualche domanda:

1: Ho potuto notare come tale citazione di Amedeo Modigliani sia fortemente appropriata se ci riferiamo alla sua arte: “Quando conoscerò la tua anima dipingerò i tuoi occhi”. E’presente nei suoi quadri una sensazione di contatto diretto con la sua anima e se si, mi racconta come nasce tale emozione?

R: “La pittura è ormai diventata la mia compagna, la mia amica, per cui  mi confido con lei, trasferendo sulla tela le mie sensazioni, anche le più intime,  interpretate dal tratto e dai colori che variano secondo il mio stato d'animo...”




2: Come anzidetto il suo percorso artistico ha subito un’interessante evoluzione che pone in evidenza una consueta “corporeità” e crea tocchi coloristici che fan nascere nel pubblico il desiderio di toccare l’opera. Sussistono assonanze e dissonanze nei suoi quadri? Da quale incipit  nascono?

R: "Sono una persona molto curiosa, mi piace scoprire qualsiasi tipo di novità , avvenimenti di diverse tipologie, episodi talvolta anche negativi del mondo attuale , angoli caratteristici e nascosti tra il caos  metropolitano, aspetti e fenomeni strani della natura...per cui la mia pittura non è mai costante, amo sperimentare diverse tecniche pittoriche dal materico  olio al più freddo acrilico, inserendo applicazioni di vario genere, dal tessuto, alla iuta, ai vetrini, intrecci di fili in ferro , ottone e altro".




3: La sua elaborazione artistica è complessa, e crea una connessione diretta con il pubblico: si avvicina a tratti ad una visione più realistica, tal’altre ad una più fantastica. Quale delle due prevale e come nasce tale ambivalenza cosi singolare?


R: "Si, certe volte inizio ad elaborare un progetto concreto e realistico, per poi lasciarmi trasportare dalla fantasia in un mondo onirico,  irreale ,  rappresentato da colori variegati portando  un messaggio al pubblico tra realtà e fantasia.  Direi che i due mondi si compensano" .



4: Alcuni suoi lavori possono essere considerati facenti parte di un non-figurativo che si differenzia dal semplice informale per dare risalto ad una creatività imponente. Nota anche lei una certa contrapposizione tra tali due mondi e in che modo la considera?

R: "Può sembrare strano, ma certe(mie)  creazioni, stupiscono me stessa!  La pittura di “getto” mi affascina, lo scatto pittorico, collerico , trasferito sulla tela riesce a colmare l'ira, l'attimo di sconforto che colpisce la mia anima!"



5: Ci può svelare qualche novità espositiva in programma?

R: "Ho pianificato diversi eventi per i prossimi mesi , anche mostre estemporanee, ma la novità che più mi seduce , è la partecipazione ,  ad Internation Art in Venice presso Ca' Zanardi, un sogno che ho nel cassetto da tempo, sono felice, quindi di presentare,  in autunno ,  una delle mie creazioni, a cui sono molto legata,  in un luogo dove  la  città stessa è già un'opera d'arte!"


sabato 8 aprile 2017

Tra le righe di uno splendido libro

L’intensità narrativa di Paola Parodi
A cura di Silvia Ferrara


Paola Parodi nasce a Novi Ligure. La sua passione per la fotografia nasce nell’attimo in cui l’artista capisce che avrebbe potuto guardare il mondo da un differente punto di vista. Lei stessa commenta: “ Sono affascinata da spazi aperti, architettura, dettagli . “Less is more” è il suo motto. Paola Parodi, attraverso la fotografia esprime un linguaggio artistico immediato da proporre al pubblico senza particolari mediazioni.
In molte sue opere si nota senza dubbio una “intensità narrativa” colma di una personale sensibilità, intenta a cogliere un messaggio che comunica un personale punto di vista. Si può notare un’imponente bravura tecnica, in connubio con uno studio il quale si interiorizza per porre in risalto l’animo dei luoghi e dei soggetti.
Il mezzo della macchina fotografica è un mezzo attraverso il quale la Parodi rende visibile il cammino di una realtà quotidiana che talvolta diventa allegorica: dunque tra i vari soggetti immortalati si miscelano modelli animati dal visibile e a tratti invisibile.
Se si guardano le opere fotografiche della Parodi, si riconosce in parte un linguaggio “essenziale” in parte in continua sperimentazione che lascia spazio ad una realtà rievocativa di una singolare “essenza visiva”. Recentemente la Parodi ha partecipato alla realizzazione di un libro con Vilma Gabri inserendo le sue opere fotografiche. Ecco qualche riga tratta dalla prefazione: “I racconti brevi di Vilma Gabri e le fotografie di Paola Parodi fanno pensare alla poesia e alla musica: nitidi, limati e ritmati, precisi, cercano di catturare il mondo che passa, incerti se il ricordo, così fermato, possa godere di una breve resurrezione, di un’epifania, oppure la parola e lo scatto non siano altro che il suggello di un rito di addio.
I volti delle donne e degli uomini di una lontana infanzia di campagna ritornano per un momento nel bianco e nero della pagina e cercano, nel volo, di correggere il destino, di avere una seconda chance. Evaporano poi sorridendo e s’insinuano come il genio della lampada nelle immagini di città, nascosti dietro un paesaggio di sedie accatastate, ruote di bicicletta, ringhiere e balconi chiusi. Sono ancora tra noi, e a far silenzio se ne odono persino le voci…”

Per conoscerla meglio e raccontare il progetto editoriale a cui ha partecipato con notevole successo:

1: “Nel libro pubblicato recentemente intitolato : “La curva della strada” si possono leggere brevi racconti di Vilma Gabri e sono inserite le sue opere fotografiche che impreziosiscono le suddette storie. Come nasce tale connubio tra lei e l’autrice?”

R: Vilma ed io siamo vicine di casa, e assieme prendiamo parte a un piccolo esperimento cittadino: la comunità condominiale di Santaclaraparasiempre (Via S. Chiara 62 e 60), fucina di idee, cultura e buon vivere.
Vilma è autrice ed attrice teatrale (oltre che insegnante di italiano), e una sera che ci eravamo trovate a casa sua per la prima sessione del Club del Libro condominiale (poi purtroppo naufragato), aveva letto un paio di suoi racconti. Da questo ‘evento mancato’ (uno dei pochi della comunità che non hanno funzionato, per la verità) è venuta l’idea di un progetto a quattro mani con parole e immagini.


2: “Può raccontarci brevemente se esiste un filrouge che lega i racconti fra di loro, creando così una sublime opera unica e il legame che c’è fra lei e l’autrice?”

R: Il senso della raccolta lo dà il titolo, ‘La curva della strada’, che riecheggia il titolo di una poesia del portoghese Fernando Pessoa, ‘La morte è la curva della strada’.
Il fil rouge che lega i racconti è (per la maggior parte) la memoria di eventi e personaggi della vita di Vilma e della sua famiglia, che ha le sue radici nel profondo astigiano. La curva della strada dà appunto l’idea dell’apparire e sparire del ricordo, sempre presente ma sempre sfuggente.
Vilma ha alle spalle un lavoro teatrale sul poeta (‘Un trenino a molla che si chiama cuore’), ed ha una particolare sintonia con le atmosfere di un Portogallo che sembra quasi il Piemonte. Questa sintonia ha contagiato anche me, e di conseguenza, le mie fotografie…che non illustrano i racconti ma seguono un percorso parallelo, accompagnandoli.


3: “Parlando dei suoi scatti fotografici, ho potuto notare come ogni foto esprima una ricerca conscia e talvolta inconscia che attrae di certo il pubblico. E’ concorde con me e se  si in che modo i soggetti immortalati esprimono un pathos realistico, autentico?”

R: Sì, sono d’accordo. La fotografia è una scoperta recente, per me, e con questa  ho scoperto la capacità di osservare le piccole cose della realtà quotidiana…in qualche modo possiamo dire che ho alzato lo sguardo dal terreno. Un dettaglio può suggerire un ricordo, una percezione, un mondo intero….

4: “Si può enunciare che le sue opere rappresentano un’idea della vita in parte legata al quotidiano oppure sussiste un viaggio più legato al mondo surreale?”


R: Per adesso scavo tra le pieghe del quotidiano…ma mi piacerebbe, in futuro, trovare progetti che in parte ne escano.
Ho ancora molto da imparare, e sono entusiasta di farlo.

5: “Ci può svelare una sua emozione quando scatta una fotografia?”



R: Le racconto questo aneddoto. Qualche anno fa ho avuto la possibilità di fare un viaggio di qualche giorno con un gruppo che includeva un fotografo professionista (io non scattavo, allora). Ero sempre divertita dalla ‘smania’ che prendeva questo personaggio singolare quando trovava qualche soggetto da immortalare…piantava tutti in asso, inseguendo lo scatto perfetto. Posso dire che ora non lo troverei più tanto buffo, perché molto spesso mi capita di essere nella stessa situazione!  La fotografia mi ha regalato la sensazione di essere in vacanza nella vita di tutti i giorni.

martedì 4 aprile 2017

Omaggio a Leschiera e incontro fra artisti

Un universo di stelle

A cura di Silvia Ferrara

Il 1 aprile alle ore 18.30, la Torino Art Gallery di via Vanchiglia n.6 ha inaugurato “Stelle di primavera nell’arte”. Tale mostra desidera essere in parte un omaggio a Fernando Leschiera, pittore “astrale” di Torino scomparso prematuramente durante il mese di febbraio e in parte desidero presentarvi artisti di importante bravura e raffinatezza. Fernando Leschiera è di certo molto conosciuto tuttavia vorrei ricordare la sua partecipazione a IAAA (International Association of Astronomical Artists): ha avuto un percorso artistico brillante che partecipazione a note esposizioni, concorsi e ciò che pongo in evidenza è come l’artista credesse che la vita fosse solo un “passaggio” sulla terra e il suo spirito avesse lasciato il corpo quando dagli osservatori si è potuto ammirare la stella Aldebaran spegnersi per riapparire dietro la luna. 
Ho pensato di intitolare tale mostra “Stelle di primavera nell’arte” in quanto ogni artista che espone questa sera rappresenta una sorta di “stella del firmamento” con la sua peculiarità, originalità.
Prima di parlarvi in modo più particolareggiato degli artisti presenti in tale collettiva d’arte, vi riporto una citazione sugli astri che pare appropriata in tale evento: “Sulle stelle dipingerei una poesia di Benedetti con un sogno di Van Gogh e una canzone di Serrat sarebbe la serenata che offrirei alla luna”. Questa sera sono presenti alcune opere che possono essere considerate facenti parte di un universo astrale ove ogni quadro mostra ed esterna un mondo introspettivo ove si elaborano e si rielaborano dimensioni di varia entità, di differente natura segnica, ora più simbolica, ora più tradizionale.
Dunque è bello ed emozionante osservare tali quadri proprio come se fossimo in una costellazione ove ogni artista propone un’intensa lucentezza ed uno scenario di viaggio evocativo.
A tal punto voglio parlarvi di alcuni artisti che partecipano all’esposizione:
Lorella Gallina vive ed insegna in provincia di Torino. Il suo nome d’arte “La Dama del Lago” nasce sulle sponde del Lago di Mergozzo, il suo luogo del cuore: il percorso artistico si arricchisce di versi poetici dei quali è autrice e che sono un commento di molte opere. Con l’utilizzo dell’argilla, degli smalti e altri materiali ha creato opere singolari, concettuali. I suoi lavori sono realizzati creando una “diversità rappresentativa” che fa nascere dimensioni le quali conducono verso un cammino dualistico, ora verso l’ignoto ora verso tratti veristi. 
Rosa Maria Lo Bue è una pittrice poliedrica che, seguendo gli insegnamenti del professor Giacomo Soffiantino, ha capito che l’arte è parte integrante della sua vita. Ha seguito vari maestri di nota fama, ha frequentato l’Accademia Pictor e ha partecipato a famosi concorsi ed esposizioni di pregio. Quando guardiamo le “creature” Lo Bue si può certamente notare come i visi raffigurati siano caratterizzati da una rara purezza espressiva. Le variazioni coloristiche che s’intravedono enunciano un senso di dinamismo che conduce a “spirali astrali” presenti nei volti.
Valeria Carbone nasce a Torino, in una famiglia di tradizioni borghesi e liberali: fin da molto giovane alcuni dipinti hanno ricevuto grande lode da Felice Casorati. Dopo gli studi presso l’Accademia Albertina di Torino, ha seguito gli insegnamenti di noti maestri, l’incontro con Lucio Fontana è stato molto importante, per oltre 25 anni la Carbone si dedica con passione all’insegnamento. Immergersi nel suo mondo artistico è un privilegio per chi guarda le sue opere; la sua energia pittorica richiama frammenti raffinati ed esplosivi i quali rapiscono il pubblico. Per “capire” bene i suoi lavori bisogna osservarle con uno sguarda che attraversa l’opera medesima.
Piera Romeo è nativa di Torino, studia materie umanistiche, si dedica al lavoro perseguendo una carriera di successo nel campo delle risorse umane presso una nota azienda di Torino. Non avendo più soddisfazioni da tale lavoro, inizia ad esprimersi con forme artistiche differenti. Tra le varie arti Romeo sperimenta la tecnica e frequenta corsi di oreficeria e tessitura. Crea prototipi per alcuni brand: “La Materia è l’incipit da cui tutto parte, è una parte sublime dell’artista”.  Lei stessa così commenta: “ La natura dona le materie che nelle mani dell’artista diventa opera d’arte”. Questo connubio tra la poesia e l’arte dei gioielli, invita l’osservatore a “perdersi nei suoi lavori” e a far notare come ogni composizione crei una “musica”, un ritmo incalzante ed espressivo.
Anna D’Alessandro  nasce a Macomer, in Sardegna. Vive e lavora a Casarsa delle Delizia in Friuli. Fin da piccola il colore è parte della sua vita: c’è un forte legame con la sua terra di provenienza, e durante il periodo della scuola, ha cominciato a prendere confidenza con matite e pennelli, per ricercare una tecnica che riproducesse le sfumature dei fiori e della natura. Utilizza la tecnica digitale per raccontare sentimenti e la parte più profonda dell’animo. C’è un incontro tra la tecnica digitale e quella più tradizionale. Ciò che le accomuna è il desiderio di divulgare un messaggio recondito: esprimere contenuti e significati che vanno aldilà di ogni “processo cognitivo” ove le forme si liberano e nasce una sconfinata fantasia.
Loredana Giannuzzi  nasce a Roma e fin da molto presto l’arte è sempre stata la sua passione perché desiderava “personalizzare” ciò che la circondava. Dopo aver abbandonato temporaneamente la pittura per circa 30 anni, la Giannuzzi ha ricominciato a creare opere, forse un po’ influenzata dallo stile di Klimt dedicandosi alla donna, congiunta ad un elemento del creato. Nelle sue opere, eseguite con una rara maestria, si nota il desiderio dell’artista di andare oltre ad una certa “tradizionalità” per condurre l’uomo in una retificazione di pensieri che creano un verbo artistico molto suggestivo. Dunque le sue donne sono speciali.
Andrea Zampollo nasce a Rovigo. Dopo aver vissuto nel Ferrarese, si trasferisce a Torino negli anni ’80 ove termina gli studi: dal 2008 si avvicina all’arte con naturalezza ed è spinto dalla voglia di ricerca e di ritrovare la “realtà” nella sua bellezza. Zampollo predilige il mondo figurativo accostando tecniche installative alle tele. Ho avuto la fortuna di seguire tale artista in buona parte del percorso artistico e ho notato un interessante evoluzione ove è certa la padronanza dello stile e si può notare in ogni opera la ricerca di una quiete interiore. Ogni scena, sia paesaggistica che cittadina pare a volte “allegorica” alla ricerca di un allontanamento dalla mera realtà per immergersi in un mondo colmo di una “prospezione introspettiva”.
Silvia Perrone nasce a Torino. Dopo gli studi in Economia e Commercio, ha perseguito presto il sentiero dell’arte, accostandosi dapprima a corsi di pittura su ceramica a terzo fuoco, poi a olio molle. In seguito, con una sensibilità del tutto personale, crea opere figurative colme di eleganza e con una componente a tratti enigmatica presente nei suoi volti femminili. L’universo espressivo proposta dalla Perrone pone in evidenza volti di donna, ricchi di un lirismo a tratti più romantico a tratti più misterioso.
Tra i partecipanti: Roberto Andreoli, Aldo Antonini, Mario Bargigia, Edoardo Bellini (che durante il mese di maggio esporrà in galleria le sue splendide opere in una singolare personale), Josephine Ciufalo, Andrea Droetti, Giuseppe Fatiga, Fausto Gervasi, Erjon Metko, Maurizio Velluti, Alessandra Ubezio, Vittorio Valentini. 

In tale mostra abbiamo in permanenza opere di Margherita Caliendo, Francesco Pastore, Giovanna Sinatra, Dino Acciaro, Bruna Vietri, Paola Parodi. 
La mostra perdura fino al 5 maggio. 

giovedì 23 marzo 2017

La naturalezza di Bruna Vietri


Un “attimo contemplativo”

 A cura di Silvia Ferrara


Desidero descrivere l’artista Bruna Vietri con una citazione sulla “passione” perché aldilà della sua indiscussa bravura in campo artistico e fotografico, ciò che vorrei porre in evidenza è proprio come il leit-motiv della sua vita sia la Passione.
“Per non assuefarsi, non rassegnarsi, non arrendersi, ci vuole passione” .
Tale frase della celebre Oriana Fallaci fa capire come la grande passione per la vita, per l’arte, per ciò che la circonda, crei interessanti orizzonti per ciò che si può definire visibile.
Dunque la sua arte fotografica è creatrice di “abissi ignoti” che rimandano ad una forza dirompente, colma di intensa energia.
La Vietri nasce a Novara e come lei stessa commenta “...Porta i suoi passi un po’ per caso” in Lombardia, Svizzera e Francia.
E’ una cantante, lettrice per “vocazione” e propone opere fotografiche facenti parte di un progetto intitolato “Over the roots & inside the
trees” ove tutto ha origine da splendidi dipinti di Patrizia Falconetti, trasposti sulla modella Grazia Novelli e in seguito fotografata da Bruna Vietri. Tale progetto artistico ha suscitato un forte interesse da parte della critica e del pubblico ed ho potuto notare in ogni scatto un’atmosfera suggestiva, spontanea che rimanda ad una dimensione ricca di vitalità.
La potenza creativa ed espressiva di tale progetto è intensa e di certo costituisce un aspetto “nuovo” del linguaggio artistico, un verbo dalle innumerevoli possibilità.

A tal proposito desidero porre alcune domande:
1: Patrizia Falconetti, voglio innanzitutto iniziare questa mia intervista ponendole una domanda: ho potuto notare nei suoi lavori che costituiscono ispirazione per il progetto “Over the Roots & inside the trees”, il desiderio di donare al pubblico un atto comunicativo espressivo, colmo sia di leggerezza ma orientato alla ricerca dell’essenza. Come nasce tale progetto e dove pensa che conduca?


R: Il progetto con Bruna Vietri e Grazia Novelli nasce soprattutto da una bella amicizia, una collaborazione che inizialmente si limitava al divertimento di condividere dei momenti insieme. Poi abbiamo pensato di sperimentare qualcosa di nuovo che legasse la pittura a un'idea di movimento, di trasformazione. Il corpo della modella è un'estensione dei miei boschi, li rende in qualche modo "vivi" e da` loro un'anima. Lo studio sugli alberi nasceva da un'esigenza di introspezione, una ricerca di radici personali forse, un modo di rappresentare sentimenti ed emozioni attraverso le luci, il colore, la materia e più metaforicamente addentrarsi nei boschi era indagare aspetti e sensazioni della vita in modo differente rispetto alle mie precedenti rappresentazioni. Il progetto completa questa ricerca e la rende più ricca e più intensa di significato.

2: Bruna Vietri, nei suoi scatti sussiste una forte partecipazione delle sue intense emozioni: la
sapienza tecnico-artistica conduce ad un’importante capacità “percettiva” ove si svelano molteplici dimensioni. E’ concorde con me e se si come nascono tali dimensioni fotografiche?

R: Scattando ripetutamente con la mia reflex, abbiamo via via raggiunto una simbiosi sia con la modella, sia con la pittrice che con i quadri ai quali ci siamo ispirate. Ogni quadro parlava profondamente al nostro inconscio e lo vedevamo affiorare sulla pelle della modella quasi per magia, una magia evocata dalla nostra profonda Unione. In questo modo le dimensioni stratificate date dai colori, i materiali e la pelle della modella hanno creato una luce unica che trascende i mezzi con i quali le foto sono state fatte.


3: Talune volte alcuni scatti sono talmente singolari e incantevoli che paiono creare un percorso artistico ed evolutivo ove ogni soggetto è portatore di un messaggio unico. E’presente dunque un messaggio ricco di significato, e può commentare a tal proposito?

R: Il messaggio in queste opere è arrivato improvviso e inaspettato, come se una armonia musicale si fosse formata mentre mescolavamo i colori, le polveri, le creme con le nostre parole, dette e non dette. Per me, per noi, la donna è un essere strettamente legato alla natura e gli alberi di Patrizia, con il loro aspetto atavico e primitivo seppur raffinato, sono la natura nel senso più stretto e profondo, radici e rami che affondano e si elevano per raffigurare una donna che sente il suo passato ma tende le dita al futuro.

4: Come nascono i suoi scatti, con semplicità o con intensa elaborazione?

R: La semplicità nei miei scatti arriva per prima, scatto quasi senza guardare perché l"immagine prende forma quando viene colpita dalla luce. Poi scelgo, scarto e arrivo alla scelta finale solo dopo un cammino fatto anche di ripensamenti ed insicurezze.
Fortunatamente ho un amico, un bravissimo fotografo, che mi "parla" nella testa durante tutto il processo creativo, suggerendomi  cosa fare.

5: Mi può svelare alcune curiosità a proposito del vostro progetto?
R: Siamo partite da un buon bicchiere di vino rosso e da un muri bianco contro cui far risaltare i colori e le forme dipinte sulla modella; poi ci siamo rese conto che i quadri che ci stavano ispirando "dovevano" far parte della foto e siamo passate ad usarli come parte integrante dello scatto.
Abbiamo anche coinvolto diverse modelle ma il legame profondo che abbiamo con Grazia e il suo unico e istintivo talento nell'interpretare la donna- albero selvaggia e raffinata è irraggiungibile altrimenti. 

 descrivere l’artista Bruna Vietri con una citazione sulla “passione” perché aldilà della sua indiscussa bravura in campo artistico e fotografico, ciò che vorrei porre in evidenza è proprio come il leit-motiv della sua vita sia la Passione.
“Per non assuefarsi, non rassegnarsi, non arrendersi, ci vuole passione” .
Tale frase della celebre Oriana Fallaci fa capire come la grande passione per la vita, per l’arte, per ciò che la circonda, crei interessanti orizzonti per ciò che si può definire visibile.
Dunque la sua arte fotografica è creatrice di “abissi ignoti” che rimandano ad una forza dirompente, colma di intensa energia.
La Vietri nasce a Novara e come lei stessa commenta “...Porta i suoi passi un po’ per caso” in Lombardia, Svizzera e Francia.
E’ una cantante, lettrice per “vocazione” e propone opere fotografiche facenti parte di un progetto intitolato “Over the roots & inside the
trees” ove tutto ha origine da splendidi dipinti di Patrizia Falconetti, trasposti sulla modella Grazia Novelli e in seguito fotografata da Bruna Vietri. Tale progetto artistico ha suscitato un forte interesse da parte della critica e del pubblico ed ho potuto notare in ogni scatto un’atmosfera suggestiva, spontanea che rimanda ad una dimensione ricca di vitalità.
La potenza creativa ed espressiva di tale progetto è intensa e di certo costituisce un aspetto “nuovo” del linguaggio artistico, un verbo dalle innumerevoli possibilità.

A tal proposito desidero porre alcune domande:
1: Patrizia Falconetti, voglio innanzitutto iniziare questa mia intervista ponendole una domanda: ho potuto notare nei suoi lavori che costituiscono ispirazione per il progetto “Over the Roots & inside the trees”, il desiderio di donare al pubblico un atto comunicativo espressivo, colmo sia di leggerezza ma orientato alla ricerca dell’essenza. Come nasce tale progetto e dove pensa che conduca?


R: Il progetto con Bruna Vietri e Grazia Novelli nasce soprattutto da una bella amicizia, una collaborazione che inizialmente si limitava al divertimento di condividere dei momenti insieme. Poi abbiamo pensato di sperimentare qualcosa di nuovo che legasse la pittura a un'idea di movimento, di trasformazione. Il corpo della modella è un'estensione dei miei boschi, li rende in qualche modo "vivi" e da` loro un'anima. Lo studio sugli alberi nasceva da un'esigenza di introspezione, una ricerca di radici personali forse, un modo di rappresentare sentimenti ed emozioni attraverso le luci, il colore, la materia e più metaforicamente addentrarsi nei boschi era indagare aspetti e sensazioni della vita in modo differente rispetto alle mie precedenti rappresentazioni. Il progetto completa questa ricerca e la rende più ricca e più intensa di significato.

2: Bruna Vietri, nei suoi scatti sussiste una forte partecipazione delle sue intense emozioni: la
sapienza tecnico-artistica conduce ad un’importante capacità “percettiva” ove si svelano molteplici dimensioni. E’ concorde con me e se si come nascono tali dimensioni fotografiche?

R: Scattando ripetutamente con la mia reflex, abbiamo via via raggiunto una simbiosi sia con la modella, sia con la pittrice che con i quadri ai quali ci siamo ispirate. Ogni quadro parlava profondamente al nostro inconscio e lo vedevamo affiorare sulla pelle della modella quasi per magia, una magia evocata dalla nostra profonda Unione. In questo modo le dimensioni stratificate date dai colori, i materiali e la pelle della modella hanno creato una luce unica che trascende i mezzi con i quali le foto sono state fatte.


3: Talune volte alcuni scatti sono talmente singolari e incantevoli che paiono creare un percorso artistico ed evolutivo ove ogni soggetto è portatore di un messaggio unico. E’presente dunque un messaggio ricco di significato, e può commentare a tal proposito?

R: Il messaggio in queste opere è arrivato improvviso e inaspettato, come se una armonia musicale si fosse formata mentre mescolavamo i colori, le polveri, le creme con le nostre parole, dette e non dette. Per me, per noi, la donna è un essere strettamente legato alla natura e gli alberi di Patrizia, con il loro aspetto atavico e primitivo seppur raffinato, sono la natura nel senso più stretto e profondo, radici e rami che affondano e si elevano per raffigurare una donna che sente il suo passato ma tende le dita al futuro.

4: Come nascono i suoi scatti, con semplicità o con intensa elaborazione?

R: La semplicità nei miei scatti arriva per prima, scatto quasi senza guardare perché l"immagine prende forma quando viene colpita dalla luce. Poi scelgo, scarto e arrivo alla scelta finale solo dopo un cammino fatto anche di ripensamenti ed insicurezze.
Fortunatamente ho un amico, un bravissimo fotografo, che mi "parla" nella testa durante tutto il processo creativo, suggerendomi  cosa fare.

5: Mi può svelare alcune curiosità a proposito del vostro progetto?
R: Siamo partite da un buon bicchiere di vino rosso e da un muri bianco contro cui far risaltare i colori e le forme dipinte sulla modella; poi ci siamo rese conto che i quadri che ci stavano ispirando "dovevano" far parte della foto e siamo passate ad usarli come parte integrante dello scatto.
Abbiamo anche coinvolto diverse modelle ma il legame profondo che abbiamo con Grazia e il suo unico e istintivo talento nell'interpretare la donna- albero selvaggia e raffinata è irraggiungibile altrimenti.